A Fabio, 5 aprile 2009.
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martedì 27 dicembre 2011

Siusi allo Scilliar

23 dicembre

Siamo in viaggio per Siusi, località' scelta quest'anno come buen retiro natalizio, dopo aver oculatamente scrutato diverse offerte nel web. Il viaggio e' durato 3 ore, siamo usciti a Bolzano Nord e abbiamo preso la strada per Castelrotto-Alpe di Siusi, e dopo aver superato Fie' ci ritroviamo in questo delizioso paesino che e' posto proprio a 1000m.

Dominato dallo Scillar, un costone molto caratteristico e' località' di partenza ideale per ogni tipo di sport invernale, dato che con uno spettacolare viaggio di circa un quarto d'ora in cabinovia si arriva all'Alpe di Siusi, da dove, appunto, si può fare di tutto. L'altopiano e' famoso perche' in primavera ospita i runners keniani che vengono ad allenarsi quassu', tant'e' che hanno costituito un Runner Park permanente! Gia' adoro questo posto!!

Il nostro hotel, il Ferienhotel Diana, ci accoglie maestoso sulla via centrale, e la gentile receptionist ci illustra i nostri omaggi e le agevolazioni (massaggio di 25', solarium e sauna tiepida, fra le altre, oltre la zona benessere inclusa nel pacchetto). Nonche', il buffet di dolci pomeridiano. Ed essendo proprio l'ora, dopo esserci accomodati in camera (spaziosissima e con gran vista),

ci dirigiamo decisi verso il suddetto buffet. Amara sorpresa, pero', perché' l'unico dolce di oggi (e' il primo giorno di riapertura) e' uno strudel infarcito di noci (ricetta locale?) che non posso neanche assaggiare essendone altamente allergico. Mi rifaccio con i biscotti della casa, sublimi. Accompagnati da una deliziosa tisana.

Dopo un giro in paese ed aver svaligiato l'ufficio informazioni, ritornati in hotel ci godiamo una meritata sauna ed una nuotata in piscina, certamente più piccola di quelle cui sono abituato ma più grande di certi stagni che alcuni hotel offrono. E dunque arriva l'orario di cena, che consumiamo con gusto, (specie gli antipasti, numerosi ed eccellenti). La cena offre 3 portate, e già' queste sarebbero di troppo, se poi ci aggiungiamo antipasti a buffet (prima), formaggi, frutta e dolci (dopo) la cena e' vagamente pantagruelica.

Comunque stasera riesco a mangiare un crem caramel (ma non sembra di pasticcere) e un po' di tiramisù, questo (per fortuna!) senza noci (e ci mancherebbe!) Per il resto un fiorire di frutti di bosco, (altro cibo avvelenato per me) e quindi devo passare la panna cotta. Un altro giretto in paese per smaltire il cenone e alle 22 siamo a letto.

24 dicembre

Stamattina decidiamo di prendere la cabinovia ma ben presto Carla e' pentita: in uno dei punti più' alti -infatti- la corsa si ferma, una... due.... tre volte! E dato che c'è un discreto vento, dondoliamo. Meno male che le soste sono brevi, senno' sentivate gli ululati in città. E' incredibile come Carla affronti un volo oceanico con disinvoltura e poi in cabinovia si fa prendere da un panico assurdo.

Io, nel mentre, mi godevo paesaggio (fantastico!) e assaporavo l'escursione. Infatti appena scesi e' già un fiorire di cartelli di percorsi, ma Carla vuole avere il conforto dell'ufficio informazioni da cui dipartono altri sentieri, e su consiglio dell'impiegata imbocchiamo quello che arriva a Panorama, da cui torneremo qui ad anello passando da un altro.

Inserisci linkIl vento e' micidiale, pero', ma teniamo duro e arriviamo all'hotel Panorama gestito da tutti tranne che locali. Un'ottimo infuso alle erbe ci ritempra, e ripartiamo per la discesa, che nonostante sia meno segnalata della salita e' piuttosto divertente ed agevole. Ritorniamo all'Alpe in tempo per un piatto di verdure crude e cotte e 2 canederli fumanti al Bar centrale, per poi riprendere in discesa la cabinovia, che anche in questo caso ci riserva un paio di soste impreviste non volute.

Anche oggi il buffet di dolci dell'hotel e' pieno di noci i e frutti di bosco, e mi devo salvare (?) -ancora- con i biscotti casalinghi, e un altro infuso, stavolta alla menta.

La cena e' eccellente, anche se un minimo più' di territorialita' non guasterebbe (canederli, questi sconosciuti…) Alla fine ripiego sui formaggi, stante i dolci siano sempre pieni di frutti di bosco e noci. La consueta passeggiata post cena ci porta al caffè Europa per un ennesimo infuso digestivo miracoloso.


25 dicembre

Un cielo terso e un aria frizzante ci svegliano di ottimo umore, ed oggi i nostri itinerari ci portano al (ai?) laghetti di Fie', pluripremiati come fra i più' belli in Italia. Come al solito non troviamo subito il percorso, anche perche' -pur numerosi- i cartelli difettano sempre del nostro percorso. Comunque alla fine riusciamo a trovarlo e nel bosco il silenzio e lo spettacolo sono unici.

Anche il laghetto (gelato) ci offre uno spettacolo splendido, anche se definirlo eccezionale e' eccessivo. La strada del ritorno e' incantevole, con una vista superba della vallata. Non paghi decidiamo di fare un altro giro e puntare a Castelrotto, 3 km da Siusi, e anche questo paesino merita la fama che ha: molto intrigante e particolare.

Tornati in hotel ci concediamo l'ennesimo buffet di dolci (io i biscotti) e una tisana. Poi mi godo il massaggio offerto nel pacchetto, che non delude troppo le aspettative, e infine mi rivedo in tv Natale a casa Deejay. Stasera ceniamo presto, con in sottofondo le note di una cetra tipica ci gustiamo la nostra abbondante cena, stasera con il piatto principale a base di anatra all'arancia. Poi la solita passeggiata al chiaro di luna per cercare di digerire anche questa cena. Ma tutto sommato e' un sacrificio ripagato dai magnifici spettacoli che la natura sa offrire: vuoi mettere lo smog di Bologna? Domani torneremo sull'Alpe di Siusi, e con buona pace di Carla con l'autobus (invece che con la cabinovia) per cercare di arrivare (piedi permettendo) alle Panche delle Streghe.

26 dicembre

L'autobus ci arriva puntualissimo e in poco piu' di un quarto d'ora (e allo stesso prezzo) ci porta a Compatch, localita' principe dell'Alpe di Siusi. Trovato in fretta il percorso per la Bullaccia, ci incamminiamo su questo sentiero riservato ai pedoni: e' incredibile perche' in molti posti i sentieri che normalmente in estate sono preda degli escursionisti, in inverno si trasformano in pista da fondo, ma qui lo spazio e' tantissimo e ci sono non solo le piste per lo sci alpino, quella da fondo ma anche piste per lo slittino e i percorsi pedonali. Il percorso e' segnalato e battuto, soleggiato e -finalmente- senza vento.

C'e' subito una brusca salita, ma ben presto il percorso sale dolcemente e una volta arrivati sul pianoro si puo' fare il giro attorno alla Bullaccia, passando per la Engelrast (punto panoramico) e la Arnikahutte, rifugio da cui parte la breve escursione alle Panche delle Streghe (qui molto popolari) che non abbiamo fatto per mancanza di tempo. Il giro per ritornare al Compatch e' un po' a strapiombo, ma molto suggestivo.

Ridiscesi a Castelrotto e ritornati a Siusi a piedi, in hotel ci godiamo il buffet di dolci ed essendoci una Sacher finalmente posso lasciare i biscottini. L'infuso di montagna mi aiuta a digerire le 2 fette di torta. L'orario di cena arriva in fretta ed anche stasera la cena (e gli antipasti) sono di ottimo livello, cosi' come la birra Pusterthaler alla spina. L'unica nota negativa, per ora e' che hanno alzato il riscaldamento come se volessero bollirci! Il termometro, in camera, stamattina dopo aver tenuto la finestra aperta tutta notte, segna 24 gradi!



27 dicembre

Stamattina, prima della partenza, gli acquisti d'obbligo: tavaglietta tipica per mamma, grappa barricata per babbo, strudel per noi (per festeggiare l'ultimo dell'anno) e puntata al Maso Pflegerhof per l'acquisto delle tisane che ci hanno consentito di digerire tutte le merende le cene (in particolare la Tisana del Maso). Siamo ritornati a Bologna, molto a malincuore, ma soddisfatti di aver conosciuto un posto molto bello, dove certamente ritorneremo. Cosi' per riimmergerci nella realta' niente di meglio che una seduta di nuoto con i master, circa 3000m ad un ritmo non certo polleggiato.

domenica 11 dicembre 2011

Limbo

Il mese di dicembre, per me, e' una specie di limbo. Il natale ultimo baluardo dell'eccesso lo vedo vicino, e nonostante cerchi di evitarlo, mi ci ritrovo immerso. A cominciare da mia madre, che ha ancora voglia di organizzare bridge con venti persone fameliche il cui unico scopo e' strafogarsi nei manicaretti preparati per l'occasione.

E -naturalmente- io (e Carla) siamo le cavie dei suoi esperimenti culinari, stavolta trippa (che adoro, ma che ho dovuto congelare), una variante per nulla dietetica del montebianco (sempre con panna, meringhe e castagne) e il cuscino giallo, sorta di pan di spagna a strati alternato a crema di mascarpone imbottita da mandorle sbriciolate. Una cena da -almeno- diecimila calorie, insomma.

La festa sociale, andata in archivio lo scorso 1 dicembre, mi ha visto in prima fila nel buffet, ed anche a tavola ho difeso la mia fama. Per fortuna sono stato coinvolto in numerosi chiacchiericci e i dolci li ho potuti solo annusare. Ma c'e' anche -sotto casa- la (antica) Fiera di Santa Lucia, che sebbene abbia drasticamente diminuito gli stands alimentari, rimane sempre una tentazione unica.

E siamo solo all'11...

A Natale ci saranno 4 giorni in montagna, hotel Diana in Alpe di Siusi, dove avremo la pensione 3/4 (mitigata forse da lunghe passeggiate o qualche uscita con gli sci da fondo, a seconda del meteo), ed e' sicuramente meglio dei canonici pranzi/cene familiari che impediscono di alzarsi da tavola dalla cena del 24 al pranzo del 26 (eh, i rimasugli....) In mezzo, ovvero da qui al 23, la visita dall'alimentarista, la (timida) ripresa degli allenamenti, perché se anche il clima rimane favorevole, andare in bici e' comunque "freschino", nuotare alla lunga annoia e correre usura i miei piedi.

Quindi una nuotata lunedì e venerdì, un'uscita in bici mercoledì e sabato, una corsetta la domenica, o meglio giovedì 8, su per via casaglia a raggiungere l basilica di San Luca. E da gennaio cerchiamo di partire con il piede giusto, ed anche con il peso giusto. In ogni caso una buona base, visto che sotto gli 84 kg in questo periodo non ero mai stato. Un ultimo sforzo il 18, alla Corrida del Progresso, storica maratonina pre natalizia, spesso accompagnata dalla neve, e poi penseremo al 2012, a modo.


venerdì 11 novembre 2011

Passo del Ballino

Assodato che devo (piacevolmente) dedicare parte del mio tempo libero per allenare il giovane Leo, cui il triathlon sta piacendo, come sudare su una pista o in bici, e farsi un bel po' di vasche, ho preso l'insana decisione di andare a fare la maratona di Firenze, il prossimo 27 novembre, con poco piu' di 14 km di lungo...

Ma non trascuro la bici ed il nuoto, ed infatti lunedi ho fatto l'esercizio mentre allenavo Leo, un misto fra un dietro motore e una variazione di cadenza, mentre il puledro mulinava le gambe davanti. Poi dopo aver (lui) trasformato in corsa (una decina di minuti subito dopo la bici), non essendo ancora stanco si e' diligentemente dedicato al nuoto dove la seduta, per lui (io ero a bordo vasca), non poteva che essere tecnica, sia di nuoto sia di gara.

Credo che per un atleta novizio un'infarinatura di cio' che potrebbe succedere (e spesso succede) in gara sia basilare, perche' uno puo' nuotare benissimo in piscina, da solo o con pochi altri in corsia, ma in gara e' tutto molto diverso. Ed ecco che fare vasche di corsa in acqua bassa, o nuotare nella corsia piu' affollata siano esercizi necessari in una seduta.

Martedi, per me, solita seduta di corsa con le salite, ed in serata seduta di yoga. Scorrendo il meteo ho constatato che il mercoledi sarebbe stata la giornata ideale per il passo del Ballino, lungo la strada che collega Riva del Garda a Ponte Arche, nel Trentino: un passo non troppo elevato (750m, come ha detto qualcuno, "meno di Monghidoro") ma -come al solito- dai panorami suggestivi, visto che siamo nelle Alpi.


E difatti, alle 12 (meno qualche minuto) trovato un parcheggio a San Giacomo (poco sopra Riva del Garda), ho iniziato questa non difficile, ma non breve -15 km- scalata verso il passo. A parte qualche passaggio al 9.-10% la maggior parte della salita si attesta sul 6%, con anche diversi tratti in falso piano in cui prendere fiato. Poco dopo il paese di Ballino, il passo, e poi la discesa verso Ponte Arche, ai piedi del comprensorio della Paganella.


Al cartello ho girato la bici e mi sono fatto la scalata verso sud, piu' corta (10 km) e un po' piu' agevole (ponte Arche e' piu' in alto di Riva) ed anche un po' piu' trafficata, sebbene piuttosto irregolare. Ma solo nell'ultimo chilometro le pendenze sono a doppia cifra (11%). In serata bella seduta in piscina.

Non contento ieri ho portato Leo a testare la gamba di Gianni, sulle sue mattonelle, il quale Gianni piange piange ma pedala forte, e in breve io sono rimasto indietro (ma che novita'...) mentre Leo gli teneva testa. Alla fine un gran bel giro (poco piu' di 90 minuti) fra Montebudello, Castello di Serravalle e Guiglia. Da rilevare che per la mia incoscienza mi sono vestito estivo (o quasi) non contando che la discesa da Guiglia era piuttosto fresca, e oggi mi sento un po' "costipato"....

mercoledì 19 ottobre 2011

E 4!


Per tutto il fine settimana non sono riuscito a pensare ad altro. Dovevo assolutamente "timbrare" la quarta salita. E comunque giovedi mattina, all'antistadio seduta congiunta con "l'allievo". O meglio io ne ho approfittato per fare la mia seduta di lento + allunghi (25' lento + 4 x 200m, il tutto per 2 volte) per poi vedere all'opera Leo, aspirante triathleta. Leo ha un'ottima base di bici, discreta di nuoto e bassa di corsa. Dalla sua ha 18 anni (beata gioventu') che in meno di dieci giorni gli ha gia' consentito di migliorare il passo di corsa di circa 10". La strada e' lunga ma a lui piace soffrire e si impegna.

Venerdi di nuovo a Riccione, l'arredamento della casa oramai e' stato definito, ma Massimo dell'ATAL, aveva ancora qualche cosa da definire. Cosi' siamo rimasti anche sabato, per svolgere il nostro allenamento domenicale, perche' domenica avremmo partecipato ad un "pranzo letterario" (letteralmente, presentazione di un libro con e a pranzo), non contando che oramai l'autunno e' arrivato e se la temperatura puo' essere piu' mite, in riviera, il vento e' inversamente proporzionale, ovvero raffiche da nord-est contro cui era difficile mantenere un passo decente, andando verso Rimini sul lungomare. 25' lento + 10' di medio ripetuto 2 volte. Una buona seduta, dove ho ritrovato sensazioni e un passo che si avvicina al mio standard consono.

Domenica pranzo letterario come detto, e un ottimo pasto libero, goduto dal salatino dell'antipasto alla torta di cioccolata finale, passando per eccellenti lasagne, ottime trofie, arrosto alla prugna e patate al forno, quasi tutto bissato. Ben consapevole che il giorno dopo, lunedi ne avrei consumato gran parte pedalando per 28 km inseguendo un timbro.

Delirante come al solito (e pieno di autovelox) il tragitto fra Bologna e Caupo, percorso nelle solite 3 ore, dato che da Padova si deve -per forza- seguire tutta la SS 47 fino al bivio per Belluno poco dopo Bastia. Alle 11 e 27 sono in sella davanti all'Osteria Al Menta, che fa da punto di partenza per la nona salita del brevetto, detta Cadorna. Come avevo gia' notato mercoledi scorso, i primi 8,4 km sono duri. Il fatto che sia fresco (non provato da un'altra salita, cioe') non cambia la sostanza, e la velocita' media e' "abbondantemente" sotto i 10km/h.

Superato il paletto del km 46, punto di resa di mercoledi ho proceduto senza riflettere, ma alla fine ho dovuto fermarmi perche' stavo congelando: 5,5 gradi, all'ombra su lato nord sembrava di stare in Siberia, e nonostante fossi accaldato ma leggero (maglia intima e top da gara con salopette corta, e manicotti) il sudore che inevitabilmente producevo si congelava. La ceratina che mi ero portato (e che pensavo di usare solo in discesa) mi ha dato sollievo immediato, cosi' come i guanti, ed ho potuto procedere per questa salita traditrice, perche' ad ogni leggera spianata si accompagnano strappi (piu' o meno lunghi) a doppia cifra.

La salita procede praticamente tutta all'ombra, un po' della montagna un po' di boschi, e se fa freddo e' veramente freddo. In piu' puo' esserci (per fortuna a me e' capitato solo verso la cima) ghiacciatino per terra. Quando arrivo al Forcelletto (km 20, dove si incrocia con la salita di Seren) sono molto contento, dimenticando che ci sono altri 8 km da percorrere ed almeno un'altra quarantina di minuti da pedalare, 2 dei quali in discesa e quelli in salita sono tutti sopra il 7%. Ma un po' per il fatto di esserci gia' passato, un po' perche' si intravede il Sacrario la meta' sembra vicina.

Al rifugio la sorpresa di trovare il nuovo timbro, ma sempre la calorosa accoglienza delle altre volte. Una breve pausa, giusto per riscaldarmi e asciugarmi, poi giu' a rotta di collo per la discesa, interrotta da quei tratti in salita che fanno friggere l'acido lattico come sempre. Insomma 4 ascese al Montegrappa in 15 giorni, ed il rammarico che se l'avessi saputo per tempo non mi sarei lasciato scappare il tentativo delle altre.

Stamattina, mercoledi, il controllo dall'alimentarista, che ha constatato con soddisfazione un calo generale dei valori, e con l'esame del metabolismo basale potra' tarare meglio la mia dieta, che e' risultata un po' carente a colazione e pranzo dove mi ha aumentato le quantita' di cereali e latte a colazione e pasta a pranzo. Ma soprattutto mai in questo periodo ero riuscito a mantenere un peso cosi' basso (81,4 kg).

giovedì 13 ottobre 2011

Senza respiro...segue.



Contrariamente a quanto previsto dai vari Bernacca dopo un giorno di tempo simil brutto (un po' di pioggia, che ho beccato tutta in moto) e un leggero calo di temperatura, sabato e' ricominciata l'estate. Venerdi, in fretta e furia ho radunato dei nuovi aspiranti triathleti, uno giovane dentro, l'altro giovane dentro e fuori e richiamato il salitomane Roberto che ci ha confezionato un giro sui colli da paura: 860m di dislivello in neanche 37 km, passando 2 volte da via Casaglia e via del Paleotto (e poi che io ho bypassato Monte Donato), per concludere il giro passando da San Luca (l'altra, non la dura). Alla fine, io distrutto, Roberto provato, i due nuovi freschi come rose appena recise.

Il giorno dopo io e Carla siamo rientrati nel vortice delle podistiche ludico-motorie, in quel di Longara, che se non ricordo male non avevamo mai fatto. 7 chilometri giusto per muovere la gamba. Lunedi avrei voluto risalire in Veneto, ma per una serie di impegni non sono riuscito, e dunque (dopo la seduta di corsa martedi, ripetute in salita), ieri ho rimesso la bici sul Pajero e puntato il muso verso il nord. Sempre il Grappa, ma stavolta l'obbiettivo -ambizioso- erano le due scalate da nord, Seren del Grappa e Caupo. Distanti neanche 2 chilometri, da qui partono 2 salite diversissime. Ma -come da copione- tostissime.

Per via del delirante traffico della statale che collega Padova a Bassano (e arriva a Trento ad ovest e Belluno ad est), sono arrivato a Seren alle 11.00, nonostante sia partito da Bologna alle 7.30. Trovato il posto di timbro (per l'occasione spostato all'edicola, dalla gentilissima sig.ra Daniela, titolare del bar Vitocco, punto usuale di timbratura), ho approcciato la salita di Seren del Grappa con un certo timore: ecco infatti come viene descritta (e che mi ero imparato a memoria) dal sito del Montegrappa Challenge (quello delle 5 scalate in un giorno):

L’incubo!
Chi la conosce ed ha deciso di affrontarla lo sa benissimo. Ci sta pensando da tutta la giornata, forse da qualche giorno. Questa salita, come diceva un direttore sportivo “dividerà gli uomini dalle donne” (con tutto il rispetto per il gentil sesso). Il senso della frase è dato da 4 km infernali, dove si deve salire con la massima concentrazione controllando, per quanto possibile, la propria andatura.

I pochissimi momenti di “respiro” sono sempre sopra il 10%. Il pensiero di non farcela potrebbe appropriarsi della mente di molti cicloamatori. Mettere il piede a terra, che rappresenta per il ciclista il segno della resa, può anche essere una scelta saggia. In questo tratto le gambe accumuleranno acido lattico col quale dovremo convivere per i km successivi.

A peggiorare la situazione potrebbe contribuire anche il tempo: infatti si è protetti solo salendo nel pomeriggio, perchè si costeggia una parete che ci protegge da Ovest. Fortunatamente, il tratto duro ha un prima ed un dopo. Prima la strada è abbastanza agevole. Anzi, lasciata la Piazza di Seren del Grappa si comincia la salita...in discesa! Qualche centinaio di metri e poi, per 5 km, pendenze molto agevoli, la quiete prima della tempesta. Dopodichè, nei pressi della località da Nardo, nei pressi di una casa rossa visible sulla sinistra, c’è un antipasto di 1,5 km che conduce a Pian della Chiesa: niente di impossibile ma si già chiamati ad un certo impegno. A Pian della Chiesa, in piazza, c’è una fontana.

E’ l’ultima possibilità che abbiamo per riempire le borracce: la prossima sarà al Rifugio Bassano. Tenendo la sinistra si prosegue per un paio di km in maniera del tutto tranquilla, poi iniziano le danze. Dei 4 km di muro, i 2 centrali sono i più duri. In particolare la punta superiore al 20% medio la troviamo nei pressi di un capitello, che comparirà di colpo dopo una curva a destra: ancora 200 m di sofferenza e si arriva ad un tornante che, pur non dicendoci che è finita, ci avvisa che il peggio è passato.

(sopra) solo l'inizio del pezzo duro...

(sopra) questa la vista dal capitello di cui si vede l'ombra


questo sarebbe il tornante che ci dice che il peggio sarebbe passato (?!)

Successivamente ci sono ancora tratti duri (13-17%), ma alternati a brevi momenti di recupero. Superato il bivio per malga Valpore manca poco, qualche centinaio di metri, una curva secca a sinistra e finalmente si ritorna alla normalità. La strada è clemente per un po’, poi riprende a salire, talvolta anche con asprezza, ma al massimo si sta sul 10%; il che, dopo quel che si è fatto, viene percepito come molto più semplice.


Passando per Val delle Bocchette si giunge, dopo una coppia di tornanti, al Forcelletto. Mancano ancora 10 km per arrivare a Cima Grappa, ma sono sempre piuttosto regolari. Il tratto più duro è il km successivo al bivio per il Rifugio Bassano, quando lasciamo la SP148 per immetterci nella SP148 dir. Ma a 2,4 km dalla vetta si sente il profumo del traguardo.
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Tutto vero. Solo che pur avendo messo il piede a terra con oltre 170 pulsazioni, ben prima del capitello, da dove la vista e' angosciante e spettacolare insieme, per tutto il pezzo fatto a piedi le pulsazioni sono rimaste sempre sopra i 150 e che anche quando "spiana" l'acido lattico mi aveva gia' cucinato le gambe. Ovviamente l'aver messo piede a terra mi ha imbufalito, ma ancor piu' un fondo stradale pessimo, sempre al limite dello scivolamento, e con grate scola neve larghe piu' del tubolare, e quindi un problema in piu'.

Salita da evitare assolutamente anche con un minimo di umidita'. Comunque sono al Rifugio Bassano per la terza volta, e i gestori mi riconoscono e mi salutano calorosamente (anche perche' -mi sa- che oltre agli alpini del Sacrario e qualche pastore dei dintorni, di turisti in questo periodo ce ne siano pochini pochini... Gustatomi il panorama fantastico, l'eccellente caffe' (liscio..) e acquistata una bottiglietta d'acqua ho girato il muso per la discesa verso Caupo, l'interminabile.


Che inizia con una salita, subito dopo il bivio. Poi scende un paio di chilometri ma poi risale, e come da tradizione da queste parti, al 7/8%. 3/400 metri, non di piu', ma quanto basta per far friggere l'acido lattico accumulato prima. Arrivo all'osteria "Al Menta", che sono le 14. Il timbro me lo sono fatto fare, come tempi (ci vorranno 3 orette, piu' i 40 minuti di discesa) ci starei anche dentro (per il tramonto), ma le gambe urlano. Decido comunque di provarci. Per 8,4 chilometri (e un'ora) combatto con una pendenza media dell'8%, con punte del 11/12%. Poi le gambe cedono, li' al km 46 proprio dove spiana.

Ma e' una spianata di breve durata, perche' la quota e' ancora bassa (900m) e i chilometri sono ancora 20, con altri 870m di dislivello, ma certamente di piu' per via dei 3 falsopiani a scendere che si incontrano. A malincuore ma devo scendere, sono anche a corto di acqua e cibo, e lungo il percorso non c'e' una fontanella. Comunque ho gia' programmato la scalata da Caupo per la prossima settimana che danno bel tempo, certamente fresco: bastera' coprirsi meglio e (finalmente) un paio di guanti.

E poi bisognera' che pensi anche a tornare a nuotare.... Gare a parte e' dal 24 luglio che non metto piede in piscina!!

mercoledì 5 ottobre 2011

Senza respiro


L'estate sta finendo, e bisogna non perdere l'attimo. Quindi ho preferito gareggiare e pedalare e poi scrivere. Sabato scorso sono stato a Rimini, mi sono iscritto ai Campionati Italiani di Triathlon Sprint e ho voluto passare un'oretta e mezza (scarsa) in fuorisoglia. Piatto fin dalla frazione in mare (un olio, marrone e schiumoso), piatta la bici (3 giri da 7 km sul lungomare, zero vento), piattissima la corsa, anche questa sviluppatasi in 3 giri attorno al porto.

Sono stato molto contento della mia prova, o meglio di 2/3, perche' nel nuoto (senza muta) mi sono perso la prima boa (e quindi ho fatto tanta strada in piu'), quando l'ho ritrovata ci sono rimasto agganciato per un po' (e quasi ci annego, visto che quelli che erano dietro mi sono passati sopra), la seconda era vicina ma per vedere l'arco di uscita ho dovuto aspettare gli ultimi metri, visto che il sole oramai basso impediva di vedere bene.

Uscito dall'acqua, sotto lo sguardo vigile del coach (e mi sono impegnato anche per questo...) corsa tutta la spiaggia, inforcata la bici, mai e poi mai mi sarei aspettato di ritrovarmi in un gruppetto fotocopia di Numana, dove altri tiravano e se davi il cambio quasi si offendevano. Benissimo, fate pure, io sto qui al coperto ai 37 di media a fare poca fatica...

Una volta sceso i 5 chilometri dio corsa li ho cominciati alla grande (intorno a 5/km, un passo d'altri tempi per me), solo che gli altri mi passavano come se camminassi. O quasi. Comunque sono arrivato in fondo bene. Mi sono divertito un bel po' a fare gare cosi', corte e senza troppo impegno. Dopo (il giorno dopo) ho realizzato che il lunedi avevo un impegno importante, e che forse se non mi fossi impegnato cosi' tanto magari era meglio... Comunque la domenica ho sostanzialmente riposato. Le gambe erano pero' provate, ma la sera ho preparato lo stesso la bici e la roba per l'impresa.

Da tempo Roberto mi parlava del Monte Grappa, di questo Challenge (ovvero 5 scalate diverse in un solo giorno), che sarebbe stato bello provarne un paio. L'occasione e' stata lunedi 3 ottobre, giornata che lui ha preso di ferie ed io l'ho accompagnato piu' che volentieri a provare di fare un paio di scalate. Ma fra il delirio di uscire dal centro di Bologna, il delirio che e' la SP 47 da Padova a Bassano (via Cittadella) pur partiti alle 8 siamo pronti in bici alle 11. Un po' anche per capire da dove cominciare e non intenderci con l'autoctono del momento che eccoci sulla salita piu' facile (nel contesto di salite toste) ma eterna: la "Cadorna", 27 km al 6% medio (massima 10%). Vabbe', una vale l'altra, in fondo, no?

La salita e' abbastanza regolare, pur partendo con 3 km al 10% e si capisce perche' nel Challenge e' l'ultima. Non strappa quasi mai, ed in un paio di punti da respiro con un po' di falsopiano. Pero' non finisce mai. Con un po' di rammarico vediamo sul costone a destra la salita di Semonzo (detta "Giardino") che con i suoi infiniti tornanti forse era la piu' stimolante. Non che qua non ce ne siamo...


Io mi gestisco bene (dopo il lungo apprendistato di salite lunghe fatte quest'estate) e gli ultimi 9/10 km non li sento neanche (e sono al 7,5%). Roberto va in crisi perche' gli manca il fondo, ma tiene duro e arriviamo praticamente insieme al rifugio Bassano, 1750m. Qui in cima (ma nel corso dei 27 km sono tanti i punti storici dove bisognerebbe fermarsi) c'e' un sacrario degli Alpini ed una caserma, a memoria di quanto questa montagna fu importante nella prima guerra mondiale.

Il tempo di fare le solite foto a memoria futura, di fare il punto sulle altre salite e decidiamo di scendere proprio per Semonzo, tanto per vedere com'e'.


La discesa e' folle, 28 tornanti in 20 km, la maggior parte al 10%. Una salita da affrontare con cautela. Ancor piu' che la discesa. Ma avevo gia' deciso che oggi, mercoledi, io sarei tornato. Ieri pero' la scoperta del "Brevetto" ha rimescolato un bel po' le carte. Innanzitutto il taccuino raccoglie tutte le informazioni su TUTTE le salite, che sono 9. Poi c'e' un anno per completarlo (scaduto al 30 settembre, quindi siamo gia avanti con il "lavoro").

Quindi stamattina quando sono arrivato la prima cosa che ho fatto e' procurarmi i taccuini. Poi durante la salita che da Semonzo porta su il chiodo fisso erano i "timbri". Cosi', sia pure da solo la salita e' stata piacevole. Trovato il punto di partenza per il timbro... era chiuso (l'ex trattoria Bosco, ora Tilly's)! Vabbe', tanto ritorno qui...

Pero' questa, nonostante i tornanti addolciscano (ed ubriachino), e' molto piu' dura di quella di lunedi, con i suoi 20 km (7 in meno della Cadorna) il suo bel 8% medio con punte (e non saltuarie, specie alla fine) al 14%. Alla fine i tornati sono 28, e ad un inizio piuttosto regolare al 7/8 % regala gli ultimi 5/6 km a doppia cifra. L'ultimo chilometro e' uguale alla prima salita, poiche' la strada da Semonzo si immette (con un muro) nella strada che arriva da Romano d'Ezzelino.

In cima i gentilissimi gestori del Rifugio mi hanno fatto tutti i timbri (ricordandosi di me e Roberto) e una volta ridisceso ho recuperato gli altri.

Peccato averlo saputo tardi, oramai danno una brusca raffreddata meteo gia' da domani (o venerdi) e quindi lassu' neve, ma l'estate 2012 arrivera' presto presto! E noi saremo pronti!