martedì 27 settembre 2011
domenica 25 settembre 2011
Semi pensionato
Con il nuovo piano alimentare che prevede un riposo totale da attivita' aerobiche, ma per nulla riposante dal punto di vista fisico, ci sono voluti i canonici 10 giorni per scoppiare. Ovvero per arrivare al punto in cui io ho fame sempre, e non potendo farlo, do di matto.
Ieri, sabato, e' successo. Giornata strana, con il trasferimento da Riccione a Numana perche' oggi avrei gareggiato nell'olimpico, e con i pasti un po' scombussolati, per via della passeggiata (2 ore abbondanti e oltre 12 km fatti in spiaggia) che e' finita alle 2 del pomeriggio e prima di riuscire a mangiare i canonici 100g di pasta ho dovuto attendere troppo.
Ho raggiunto, nel corso degli anni un'ottima soglia di sopportazione del dolore, con lo sport una buona sopportazione della fatica, ma per la fame non arrivo a 2 minuti. Percio' normalmente appena sento lo stimolo della fame consolidarsi agguanto una barretta, un gel o uno yogurt e placo per un po' lo stimolo. Ieri ho pensato che dalla spiaggia a casa sarei riuscito (a piedi circa 25 minuti), ma alla fine ero affamato ed incazzato nero e non saprei dire cosa di piu'.
Comunque non mi lascero' piu' influenzare da "tanto sono vicino a casa", "proviamo ad aspettare qualche minuto"... No, la prossima volta entro in un bar e consumo. Un succo, un micropanino: qualcosa da tappare i morsi della fame.
Ma ritornando ad inizio settimana, scesi (a fatica...) dalla nevosa Selva in serata mi sono fatto una corsetta, scioltissima, di 45 minuti ai Giardini, e il martedi che ero a Riccione per montare i condizionatori mi sono fatto altri 40 minuti di corsa sul lungomare (un po' ventoso, ma bello).
Mercoledi ho "solo" fatto una camminata da casa mia alla piscina per iscrivermi (andata e ritorno 9 km e tanto smog), ma giovedi' ho messo la fedele Trek sul Pajero e mi sono lanciato sulla Modena-Brennero. Il piano era il Passo del Ballino da Riva del Garda (e poi da Arche) ma prima i lavori a Reggiolo, poi 4 km di coda (annunciati sui pannelli) dopo Verona mi hanno fatto desistere dal mio obbiettivo primario e consultato al volo il sito salite.ch, ho trovato una salita di 9 km che da Grezzana arriva ad Azzago (Monti Lessini). Non sembrava niente di che' (salite.che la valuta neanche 60, ed il Manghen, per paragone, viene valutata 157).
Eh, direi che i criteri di valutazioni sono migliorabili... Questa salita (forse affrontata un po' troppo allegramente), gia' a meta' mi ha ucciso, ed una volta arrivato ad Azzago ero distrutto, tanto che sono riuscito ad arrivare solo a Cerro Veronese e non sono riuscito a completare il giro.



Sabato, come detto passeggiata lungo la riva, prima di partire per Numana.
A Numana (Marcelli, in verita') invece di prenotare sul mare, anzi in riva (in residence), abbiamo preferito un B&B, il Conero, che pur bellissimo non era "sul mare", diciamo cosi'.... Due camere sole (Cielo, la nostra, e Terra, occupata da una triathleta -Rossana- di Cuneo con il fidanzato), gestite ottimamente da Leticia, deliziosa gerente. Ritirato il pacco gara abbiamo poi cenato al Cucale, locale storico di Marcelli, che -pur non eccellendo- non ha tradito le nostre aspettative: Crudita' di gamberi, calamaro, sgombro ed ostrica (per 2), spaghetto alla chitarra con le sarde per me, catalana per Carla, di medio livello. Medio pure il Verdicchio alla mescita, mezzo litro che e' sceso giu' per il gargarozzo come acqua fresca.
La gara.
Tanti amici, quaggiu': Pietro e Roberto (accompagnato dal fedele amico fotografo che ci ha immortalato in tutte le salse), compagni di squadra e non solo; Corrado, il pilastro dei VVFF Modena, e pure il mitico Nicola (25imo alla fine!) con cui condivido l'alimentarista, anche oggi supportato dalla gentile e simpaticissima consorte (grazie per perdere il vostro prezioso tempo a leggere queste quisquilie). Piu' che un triathlon a me e' sembrata una gita fuori porta con gli amici....
Complimenti soprattutto a Davide Nettarini (cui devo il mio esordio nella triplice nel lontano 2004: Primo Triathlon Sprint Citta' degli Acaja in quel di Fossano) per aver saputo organizzare una gara qua con strade chiuse ed uno scenario meteo fantastico. Peccato solo che l'orario di partenza era piu' da Ironman (apertura zona cambio ore 7.30) che da Olimpico e cosi' sono stato costretto ad una levataccia.
Il percorso e' "elementare", 2 giri a nuoto, con uscita (maledetti sassolini!), 3 giri in bici, praticamente un "elle" di 13 km a giro, sulla litoranea verso Porto Recanati e poi verso Loreto e infine un bastone da ripetere 3 volte di 3 km e mezzo di corsa, dalla zona cambio di Marcelli fino al porto di Numana.
Batteria unica di maschi e staffette (le donne un'altra). Parto bene senza pretese e cerco scie a destra e a manca. Il primo giro passa, ma gia' all'inizio avevo perso il nasello: il futuro e' una fontana d'acqua dal naso per un paio di giorni... Nel secondo mi sento stanco, del resto dal 24 luglio che avro' fatto al massimo un paio di chilometri in mare!
Non so come, finisco e il mio Garmin alla bici dice 36 minuti, a naso direi che ho nuotato per 34: senza infamia ne' lode. Con parecchi dubbi sulla tenuta "alla distanza" parto in bici e subito uno di Busto Arsizio mi passa, provo ad accodarmi e la gamba c'e'. Riposata totalmente nel nuoto, direi che posso tirarla un po', adesso...
Ci facciamo un po' di strada da soli, non mi chiede mai il cambio (soprattutto non strappa) e andiamo sui 34/35 all'ora. Non potevo trovare di meglio! Alla fine del primo giro siamo un gruppetto di una decina, in testa sempre il bustese, uno del Flipper ed un paio di cui non ricordo le divise: stanno davanti, pestano sui pedali (anche i 40 all'ora) ma la mia gamba tiene. Per fare il percorso intero di circa 39 km impiego poco piu' di un'ora (miracolo!) non sono stanco e la gamba e desiderosa di correre: oddio, vuoi vedere che riposare fa veramente bene?
Scendo dalla bici e comincio un po' troppo forte, ma per 5 chilometri tengo bene. A meta' del secondo giro sono un bel po' affaticato, cammino spesso: ecco la tenuta alla distanza che manca.... Vabbe' alla fine arrivo in poco piu' di un'ora (10 km e mezzo) tendo un passo di poco superiore ai 5.45/km ed anche qui sono "sorpreso" (piacevolmente). 2.41 e spiccioli, ma chissenefrega, ha vinto lo sport, mi sono divertito un mondo, posto stupendo, gente e compagnia fantastica. Che altro avrei potuto chiedere?
Ieri, sabato, e' successo. Giornata strana, con il trasferimento da Riccione a Numana perche' oggi avrei gareggiato nell'olimpico, e con i pasti un po' scombussolati, per via della passeggiata (2 ore abbondanti e oltre 12 km fatti in spiaggia) che e' finita alle 2 del pomeriggio e prima di riuscire a mangiare i canonici 100g di pasta ho dovuto attendere troppo.
Ho raggiunto, nel corso degli anni un'ottima soglia di sopportazione del dolore, con lo sport una buona sopportazione della fatica, ma per la fame non arrivo a 2 minuti. Percio' normalmente appena sento lo stimolo della fame consolidarsi agguanto una barretta, un gel o uno yogurt e placo per un po' lo stimolo. Ieri ho pensato che dalla spiaggia a casa sarei riuscito (a piedi circa 25 minuti), ma alla fine ero affamato ed incazzato nero e non saprei dire cosa di piu'.
Comunque non mi lascero' piu' influenzare da "tanto sono vicino a casa", "proviamo ad aspettare qualche minuto"... No, la prossima volta entro in un bar e consumo. Un succo, un micropanino: qualcosa da tappare i morsi della fame.
Ma ritornando ad inizio settimana, scesi (a fatica...) dalla nevosa Selva in serata mi sono fatto una corsetta, scioltissima, di 45 minuti ai Giardini, e il martedi che ero a Riccione per montare i condizionatori mi sono fatto altri 40 minuti di corsa sul lungomare (un po' ventoso, ma bello).
Mercoledi ho "solo" fatto una camminata da casa mia alla piscina per iscrivermi (andata e ritorno 9 km e tanto smog), ma giovedi' ho messo la fedele Trek sul Pajero e mi sono lanciato sulla Modena-Brennero. Il piano era il Passo del Ballino da Riva del Garda (e poi da Arche) ma prima i lavori a Reggiolo, poi 4 km di coda (annunciati sui pannelli) dopo Verona mi hanno fatto desistere dal mio obbiettivo primario e consultato al volo il sito salite.ch, ho trovato una salita di 9 km che da Grezzana arriva ad Azzago (Monti Lessini). Non sembrava niente di che' (salite.che la valuta neanche 60, ed il Manghen, per paragone, viene valutata 157).

Eh, direi che i criteri di valutazioni sono migliorabili... Questa salita (forse affrontata un po' troppo allegramente), gia' a meta' mi ha ucciso, ed una volta arrivato ad Azzago ero distrutto, tanto che sono riuscito ad arrivare solo a Cerro Veronese e non sono riuscito a completare il giro.
Sabato, come detto passeggiata lungo la riva, prima di partire per Numana.
A Numana (Marcelli, in verita') invece di prenotare sul mare, anzi in riva (in residence), abbiamo preferito un B&B, il Conero, che pur bellissimo non era "sul mare", diciamo cosi'.... Due camere sole (Cielo, la nostra, e Terra, occupata da una triathleta -Rossana- di Cuneo con il fidanzato), gestite ottimamente da Leticia, deliziosa gerente. Ritirato il pacco gara abbiamo poi cenato al Cucale, locale storico di Marcelli, che -pur non eccellendo- non ha tradito le nostre aspettative: Crudita' di gamberi, calamaro, sgombro ed ostrica (per 2), spaghetto alla chitarra con le sarde per me, catalana per Carla, di medio livello. Medio pure il Verdicchio alla mescita, mezzo litro che e' sceso giu' per il gargarozzo come acqua fresca.
La gara.
Tanti amici, quaggiu': Pietro e Roberto (accompagnato dal fedele amico fotografo che ci ha immortalato in tutte le salse), compagni di squadra e non solo; Corrado, il pilastro dei VVFF Modena, e pure il mitico Nicola (25imo alla fine!) con cui condivido l'alimentarista, anche oggi supportato dalla gentile e simpaticissima consorte (grazie per perdere il vostro prezioso tempo a leggere queste quisquilie). Piu' che un triathlon a me e' sembrata una gita fuori porta con gli amici....
Complimenti soprattutto a Davide Nettarini (cui devo il mio esordio nella triplice nel lontano 2004: Primo Triathlon Sprint Citta' degli Acaja in quel di Fossano) per aver saputo organizzare una gara qua con strade chiuse ed uno scenario meteo fantastico. Peccato solo che l'orario di partenza era piu' da Ironman (apertura zona cambio ore 7.30) che da Olimpico e cosi' sono stato costretto ad una levataccia.
Il percorso e' "elementare", 2 giri a nuoto, con uscita (maledetti sassolini!), 3 giri in bici, praticamente un "elle" di 13 km a giro, sulla litoranea verso Porto Recanati e poi verso Loreto e infine un bastone da ripetere 3 volte di 3 km e mezzo di corsa, dalla zona cambio di Marcelli fino al porto di Numana.
Batteria unica di maschi e staffette (le donne un'altra). Parto bene senza pretese e cerco scie a destra e a manca. Il primo giro passa, ma gia' all'inizio avevo perso il nasello: il futuro e' una fontana d'acqua dal naso per un paio di giorni... Nel secondo mi sento stanco, del resto dal 24 luglio che avro' fatto al massimo un paio di chilometri in mare!
Non so come, finisco e il mio Garmin alla bici dice 36 minuti, a naso direi che ho nuotato per 34: senza infamia ne' lode. Con parecchi dubbi sulla tenuta "alla distanza" parto in bici e subito uno di Busto Arsizio mi passa, provo ad accodarmi e la gamba c'e'. Riposata totalmente nel nuoto, direi che posso tirarla un po', adesso...
Ci facciamo un po' di strada da soli, non mi chiede mai il cambio (soprattutto non strappa) e andiamo sui 34/35 all'ora. Non potevo trovare di meglio! Alla fine del primo giro siamo un gruppetto di una decina, in testa sempre il bustese, uno del Flipper ed un paio di cui non ricordo le divise: stanno davanti, pestano sui pedali (anche i 40 all'ora) ma la mia gamba tiene. Per fare il percorso intero di circa 39 km impiego poco piu' di un'ora (miracolo!) non sono stanco e la gamba e desiderosa di correre: oddio, vuoi vedere che riposare fa veramente bene?
Scendo dalla bici e comincio un po' troppo forte, ma per 5 chilometri tengo bene. A meta' del secondo giro sono un bel po' affaticato, cammino spesso: ecco la tenuta alla distanza che manca.... Vabbe' alla fine arrivo in poco piu' di un'ora (10 km e mezzo) tendo un passo di poco superiore ai 5.45/km ed anche qui sono "sorpreso" (piacevolmente). 2.41 e spiccioli, ma chissenefrega, ha vinto lo sport, mi sono divertito un mondo, posto stupendo, gente e compagnia fantastica. Che altro avrei potuto chiedere?
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lunedì 19 settembre 2011
Super settimana!
Mercoledi 14
Ieri e' arrivato il nuovo programma del coach, e subito realizzo che mi riposero' poco, anche se devo anche pensare a guarire dalle mie ernie, contemporaneamente. Ma siccome posso correre, ecco che mi ci dedico, subito: prima seduta con 20 minuti di riscaldamento, 2 serie da 8 salite da 50m e di nuovo 20-25' di corsa per arrivare ai 10 km. Sensazioni fantastiche.
Mi sento pronto per gli obbiettivi 2012.
Giovedi 15
La doccia fredda arriva nel pomeriggio, dopo una seduta di variazioni di rpm (in pianura per cercare di non sollecitare ulteriormente le ernie. Invano...) da 54 km (andavo veramente forte, con il vento alle spalle...) quando al check up dell'alimentarista, oltre ad aver constatato un leggero aumento di peso (400 g dall'ultimo volta, subito prima di Lake Placid e dopo pranzo: 100g di pasta pesano un bel po' in corpo, prima di essere digeriti!) e un aumento delle circonferenze varie (2 cm per giro) ha deciso che questo mese devo riposare per calare di peso a riposo (?). E oltretutto stilare l'odiosissimo "diario alimentare" ovvero trascrivere ogni briciola trangugiata nella giornata, con anche le sensazioni e gli "allenamenti" (per un mese!)
Cio' vuol dire che devo camminare (spedito, per un paio di orette), nuotare giusto per fare il bagno. Io che "non capisco ma mi adeguo" cerchero' di esaudire questo strano piano strategico, contando che il week end e' dedicato al Sella ronda Bike, il 25 ho l'olimpico di Numana e il 1 ottobre i campionati Italiani di Sprint. Poi, se regge il bel tempo (dubito...) qualche altra bella salita dolomitica non la evito di certo. E comunque si', camminero' sui sentieri delle montagne. perche' se devo camminare 2 ore in citta' faccio prima ad attaccarmi alla bombola del gas.
Venerdi 16
Bene, in stato confusionale (per le parole dell'alimentarista) partiamo alla volta di Selva di Val Gardena, dove arriviamo nel primo pomeriggio (temperatura: 28 gradi) in questo splendido garni Bel vert, nuovo novento. Carolina e suo marito ci accolgono calorosamente, e ci mettono a disposizione una bellissima camera, una sala solo per la mia bike e ci riempiono di folder della zona.
Bene, ubbidienti al nostro aguzzino ci immergiamo subito nella (mia) nuova realta' di semi pensionato e prendiamo (di cammino) il sentiero che porta a Santa Cristina, per poi ritornare con un bel giro 2 ore dopo. Intanto le previsioni dicono bello e caldo fino a domani (sabato) pomeriggio con una situazione invernale domenica e lunedi, tanto che e' prevista neve anche a 1500m (Selva e' quasi 1600), in nottata. In serata gulash con canederlo al ristorante del Sun Valley. Discreto, come la Hefe Weizen che accompagna la cena.
Sabato 17
Timoroso di perdermi un'occasione d'oro per farmi altre 4 salite mitiche (e anche nuove, dato che il giro e' contrario a quello della Maratona dles Dolomites) decido di partire comunque oggi, sabato, per il giro, che poi domani, se le previsioni sbagliano, replico, ma intanto me li sono fatti.
Certo, domani ci sarebbero solo bici, ma se piove (o peggio) non mi fido con le ruote in carbonio. Cosi' alle 9.45 parto da Selva (1575m slm) verso Plan de Graiba, e dopo 3 chilometri alla deviazione dei passi Gardena e Sella prendo a destra per il Sella. Da Canazei (il versante che si fa nella Maratona dles Dolomites) e' durissimo, ma anche da quest parte "si fa dare del lei". Comunque c'ho una buona gamba, e raggiungo e supero un paio di ciclisti tranquilli. Meno tranquille sono le moto (tantissime) ed anche le auto, ma dopo un po' mi ci abituo.


Scollino il Sella (2240m) bene, dopo un'ora e 10 km e fatte una paio di foto, mangiata una barretta, mi metto la cerata e scendo verso Canazei. Poco prima del paese (1822m) parte la salita per il Pordoi, ed e' una goduria. Pendenza regolare anche da questo lato, pochi strappi, e vado molto bene, riprendo e supero anche diversi gruppi (cicloturisti). Arrivo (1h e 58 minuti, 22 km) ai 2239m che c'e' una leggera pioggia, ma tutt'attorno c'e' il sole e non capisco da dove venga. Comunque altre 2 foto, ceratina, barretta e giu' verso Arabba.



Alla rotonda (1618m) giro a sinistra e salgo verso il Campolongo. Questo e' duro, ma forse perche' ho gia' 2 ore di saliscendi nelle gambe. I lunghi rettilinei all'8% sono piuttosto fastidiosi, cosi' come la convention di cabriolet svizzero-tedesche (almeno 50 tutte in fila verso Corvara... Immagino la contentezza di Michil Costa...), il raduno di BMW (moto), centinaia... e i mitici pulman tedeschi che ad ogni tornante ti si parano davanti con un muro di Berlino. Scollino ai 1875m, 2h 46 minuti 35 km percorsi.

Dai, oramai sono a Corvara (1536m), e mi manca il solo Gardena. Sara' per questo che l'ho trovato durissimo o per quel paio di chilometri prima della cima con strappi al 12/13%? Comunque anche qui scollino (4 ore e 51 km percorsi) senza soste ne' piede a terra, e sono talmente contento che mi dimentico di mettere la cerata in discesa (no, non dimentico le foto ne' la barretta: ho una fame da lupo!), ma ci sono 25 gradi (a 2121m!)
Arrivo a Selva dopo aver rischiato di entrare nel baule di una toyota ferma in coda dietro una semicurva per il "solito" pulman di tedeschi e un po' di slalom nel traffico del Pla de Graiba, ma non finisce qui, perche' per arrivare al Bel Vert cisono 500m con 44m dii dislivello. Ma la trans agonisitca non si e' attenuata: sbuffando e alzandomi sui pedali arrivo al Bel vert (1633m) neanche troppo sudato (nonostante i 27 gradi).
Il tempo di una doccia ed eccomi in giro per il paese: devo pranzare... Una bella busta di insalata scondita, un bel po' di pomodorini e 70g di pane. Mi rifaro' stasera... Verso le 6 viene a piovere, ed anche qualche minuto di grandine. E la temperatura segna 13. Ecco, vedi che ho fatto bene a fare il giro oggi? Cena allo Speckkeller, locale tipico, con polenta e funghi per Carla ed entrecote con frittelle di patate e cipolle per me. Sufficiente. Ottima la Forst (chiara) alla spina.
Domenica 18
Difatti stamattina il cielo e’ plumbeo. Ha gia’ piovuto in nottata e non ho rimpianti. Ho gia’ fatto il mio Sella Ronda Bike ieri, e pazienza se oggi c’erano solo i ciclisti. Ma gia’ il fondo stradale e’ bagnato, in piu’ la temperatura e’ precipitata (13 gradi a mezzogiorno, a 1600m… chissa’ a 2000m!) Bene, senza indugio con Carla ci prepariamo ad una camminata nella Vallunga, una valle chiusa che arriva al Puez. Ovviamente non arriveremo fino al rifugio (2475m, con un ultimo pezzo “non facile”), ma ci addentriamo per 6 km nella vallata, chiusa ma ampia, percorsa da un discreto numero di camminatori (tedeschi).



Riusciamo a mala pena a ritornare alla Cajota, piccolo rifugio all’imbocco della valle quando si scatena Giove pluvio con catinelle d’acqua. Da questo momento (e’ l’una) sara’ pioggia pressoche’ continua fino a sera.

Una splendida passeggiata, comunque. Nel pomeriggio gironzoliamo un po’ per il paese, per poi goderci, alle 6 un’ottima fetta di torta (Sacher io, Foresta Nera, Carla) alla pasticceria caffe’ Mozart, accompagnato da un the verde.
In serata la deliziosa Carolina, gerente dell’hotel Bel Vert, ci prenota un tavolo al Freina, hotel ristorante in paese. Come le altre sere ceniamo benissimo (purtroppo, essendo a regime alimentare regolamentato) assaporando solo in parte le delizie locali. Stasera spezzatino ai funghi accompagnato da verdure lessate e spatzle. Piu’ che discreto, meno, molto meno il vino della casa (censurabile).
Lunedi 19
Non solo e' arrivato il freddo ma anche la neve. E tanta. Mi sveglio e la' dov'era verde ora e' tutto bianco. A fatico faccio riemergere il Pajero dal parcheggio: 20 cm di neve, sopra e sotto la macchina. La discesa fino alla strada statale sara' un delirio, ma alla fine riesco a non scivolare troppo e a prendere la strada di casa: neve fino a 1000m, i passi chiusi. Meno male che ho deciso di farli sabato.....



E tanto per non stare fermo, stasera 45 minuti di corsa, in palese violazione del piano Mariano.
Mi sento pronto per gli obbiettivi 2012.
Giovedi 15
La doccia fredda arriva nel pomeriggio, dopo una seduta di variazioni di rpm (in pianura per cercare di non sollecitare ulteriormente le ernie. Invano...) da 54 km (andavo veramente forte, con il vento alle spalle...) quando al check up dell'alimentarista, oltre ad aver constatato un leggero aumento di peso (400 g dall'ultimo volta, subito prima di Lake Placid e dopo pranzo: 100g di pasta pesano un bel po' in corpo, prima di essere digeriti!) e un aumento delle circonferenze varie (2 cm per giro) ha deciso che questo mese devo riposare per calare di peso a riposo (?). E oltretutto stilare l'odiosissimo "diario alimentare" ovvero trascrivere ogni briciola trangugiata nella giornata, con anche le sensazioni e gli "allenamenti" (per un mese!)
Cio' vuol dire che devo camminare (spedito, per un paio di orette), nuotare giusto per fare il bagno. Io che "non capisco ma mi adeguo" cerchero' di esaudire questo strano piano strategico, contando che il week end e' dedicato al Sella ronda Bike, il 25 ho l'olimpico di Numana e il 1 ottobre i campionati Italiani di Sprint. Poi, se regge il bel tempo (dubito...) qualche altra bella salita dolomitica non la evito di certo. E comunque si', camminero' sui sentieri delle montagne. perche' se devo camminare 2 ore in citta' faccio prima ad attaccarmi alla bombola del gas.
Venerdi 16
Bene, in stato confusionale (per le parole dell'alimentarista) partiamo alla volta di Selva di Val Gardena, dove arriviamo nel primo pomeriggio (temperatura: 28 gradi) in questo splendido garni Bel vert, nuovo novento. Carolina e suo marito ci accolgono calorosamente, e ci mettono a disposizione una bellissima camera, una sala solo per la mia bike e ci riempiono di folder della zona.
Bene, ubbidienti al nostro aguzzino ci immergiamo subito nella (mia) nuova realta' di semi pensionato e prendiamo (di cammino) il sentiero che porta a Santa Cristina, per poi ritornare con un bel giro 2 ore dopo. Intanto le previsioni dicono bello e caldo fino a domani (sabato) pomeriggio con una situazione invernale domenica e lunedi, tanto che e' prevista neve anche a 1500m (Selva e' quasi 1600), in nottata. In serata gulash con canederlo al ristorante del Sun Valley. Discreto, come la Hefe Weizen che accompagna la cena.
Sabato 17
Timoroso di perdermi un'occasione d'oro per farmi altre 4 salite mitiche (e anche nuove, dato che il giro e' contrario a quello della Maratona dles Dolomites) decido di partire comunque oggi, sabato, per il giro, che poi domani, se le previsioni sbagliano, replico, ma intanto me li sono fatti.
Certo, domani ci sarebbero solo bici, ma se piove (o peggio) non mi fido con le ruote in carbonio. Cosi' alle 9.45 parto da Selva (1575m slm) verso Plan de Graiba, e dopo 3 chilometri alla deviazione dei passi Gardena e Sella prendo a destra per il Sella. Da Canazei (il versante che si fa nella Maratona dles Dolomites) e' durissimo, ma anche da quest parte "si fa dare del lei". Comunque c'ho una buona gamba, e raggiungo e supero un paio di ciclisti tranquilli. Meno tranquille sono le moto (tantissime) ed anche le auto, ma dopo un po' mi ci abituo.
Scollino il Sella (2240m) bene, dopo un'ora e 10 km e fatte una paio di foto, mangiata una barretta, mi metto la cerata e scendo verso Canazei. Poco prima del paese (1822m) parte la salita per il Pordoi, ed e' una goduria. Pendenza regolare anche da questo lato, pochi strappi, e vado molto bene, riprendo e supero anche diversi gruppi (cicloturisti). Arrivo (1h e 58 minuti, 22 km) ai 2239m che c'e' una leggera pioggia, ma tutt'attorno c'e' il sole e non capisco da dove venga. Comunque altre 2 foto, ceratina, barretta e giu' verso Arabba.
Il tempo di una doccia ed eccomi in giro per il paese: devo pranzare... Una bella busta di insalata scondita, un bel po' di pomodorini e 70g di pane. Mi rifaro' stasera... Verso le 6 viene a piovere, ed anche qualche minuto di grandine. E la temperatura segna 13. Ecco, vedi che ho fatto bene a fare il giro oggi? Cena allo Speckkeller, locale tipico, con polenta e funghi per Carla ed entrecote con frittelle di patate e cipolle per me. Sufficiente. Ottima la Forst (chiara) alla spina.
Domenica 18
Difatti stamattina il cielo e’ plumbeo. Ha gia’ piovuto in nottata e non ho rimpianti. Ho gia’ fatto il mio Sella Ronda Bike ieri, e pazienza se oggi c’erano solo i ciclisti. Ma gia’ il fondo stradale e’ bagnato, in piu’ la temperatura e’ precipitata (13 gradi a mezzogiorno, a 1600m… chissa’ a 2000m!) Bene, senza indugio con Carla ci prepariamo ad una camminata nella Vallunga, una valle chiusa che arriva al Puez. Ovviamente non arriveremo fino al rifugio (2475m, con un ultimo pezzo “non facile”), ma ci addentriamo per 6 km nella vallata, chiusa ma ampia, percorsa da un discreto numero di camminatori (tedeschi).
Una splendida passeggiata, comunque. Nel pomeriggio gironzoliamo un po’ per il paese, per poi goderci, alle 6 un’ottima fetta di torta (Sacher io, Foresta Nera, Carla) alla pasticceria caffe’ Mozart, accompagnato da un the verde.
In serata la deliziosa Carolina, gerente dell’hotel Bel Vert, ci prenota un tavolo al Freina, hotel ristorante in paese. Come le altre sere ceniamo benissimo (purtroppo, essendo a regime alimentare regolamentato) assaporando solo in parte le delizie locali. Stasera spezzatino ai funghi accompagnato da verdure lessate e spatzle. Piu’ che discreto, meno, molto meno il vino della casa (censurabile).
Lunedi 19
Non solo e' arrivato il freddo ma anche la neve. E tanta. Mi sveglio e la' dov'era verde ora e' tutto bianco. A fatico faccio riemergere il Pajero dal parcheggio: 20 cm di neve, sopra e sotto la macchina. La discesa fino alla strada statale sara' un delirio, ma alla fine riesco a non scivolare troppo e a prendere la strada di casa: neve fino a 1000m, i passi chiusi. Meno male che ho deciso di farli sabato.....
E tanto per non stare fermo, stasera 45 minuti di corsa, in palese violazione del piano Mariano.
martedì 13 settembre 2011
Grasso che cola
Dal giugno 2012 il piu' grande centro natatorio d'Europa sara' a Riccione (si la Perla Verde dell'Adriatico, quella con il mare, le discoteche, la movida etc. etc.... proprio lei). Due piscine olimpioniche, di cui una coperta (piu' una da 25m d'allenamento), una per i tuffi, regolamentare, ed un altra 25 x 35m, in costruzione. A Riccione. E a Bologna non c'e' piu' (e non ci sara') neanche quella scoperta. In compenso i bambini di Bologna sono i piu' grassi d'Italia. Vuoi mettere?
lunedì 12 settembre 2011
Monte Baldo
Dopo il San Valentino, ho ricominciato a correre con una certa continuita' (sabato 3, a Riccione sul lungomare, venerdi 9 cricetando ai Giardini Margherita, sabato 10 al mare, di nuovo sul lungomare, ma e' la bici che mi attira in maniera incredibile, proprio ora che dovrei abbandonarla per un po'.... Si perche' la scorsa settimana ho ritirato i risultati della Risonanza Magnetica, la quale ha evidenziato 4 protrusioni (ernie) alle vertebre cervicali.
Ed ecco spiegato perche' mi si addormenta il braccio dopo un po' di chilometri di bici. Io che ho un medico ciclista, che non ama il nuoto e verso la corsa ha l'atteggiamento tipico del ciclista (neutro negativo), ha detto che posso correre (perche' uso scarpe "buone") nuotare no, in bici sarebbe meglio di no, pero' "magari se ci vai stai attento agli avvallamenti". Vietata la moto ed in macchina sarebbe meglio con il collarino....
Certo guariro', e lo farei piu' in fretta se stessi fermo, ma, sapete com'e', chi mi ferma a me? E dunque il giorno dopo del suo parere io mi sono fatto un bel giro a Sassoleone, scendendo (e aiutando le mie ernie) dalla Valsellustria, con un asfalto oramai a pezzi con piu' buche di una forma di groviera. E difatti il braccio era "assente", il pomeriggio. E il mio fisioterapista era (lui!) incazzato nero, l'indomani.
Ma io sono cocciuto, ed ora con il bel tempo ed il caldo ritornato chi ce la fa a stare a casa? Va bene correre (come detto pure due giorni di fila, venerdi e sabato...), ma le grandi salite per me sono un richiamo irresistibile, ora come ora (poi quando ci sono in mezzo mi stramaledico, ma tant'e'..)
E allora oggi pur partito tardi sono arrivato ad Affi (l'uscita per Bardolino, si') solo che ho girato a destra per Caprino Veronese e trovato un bel parcheggio davanti al cimitero senza remore sono partito per il Monte Baldo, scalando da Ferrara di Monte Baldo, ovvero la piu' tosta. Si, perche' fino a Spiazzi sono 11 km in comune, poi si puo' girare a sinistra e seguire per Campedello, con una salita regolare, o scegliere di farsi male e tirare dritto per Ferrara di Monte Baldo.
Quello che ho fatto io: vuol dire, cioe', da Spiazzi farsi 3 chilometri di discesa e passato il ponte subito prima di Ferrara un chilometro abbondante al 12%. Poi via cosi' fra falsi piani e strappi passando per l'Orto Botanico, il rifugio Novezzina e -per oggi andava bene cosi'- il ristorante Novezza, dove c'erano ancora i resti del raduno Motociclistico del week end, con diversi motociclisti.
mercoledì 31 agosto 2011
Sono stato in un posticino....
Per chi come me non e' andato via ad agosto, il rientro dei reduci e' curioso: se vedete un uomo chiaramente occidentale vestito in caffetano bianco aggirarsi per via Santo Stefano, non vi preoccupate, ha solo comprato l'oggetto e prima di riporlo per l'eternita' in un cassetto vorrebbe convincere gli amici del bar della qualita' tessili e delle mirabolanti capacita' di frescura che il caffettano possiede. Ma anche perche', avendolo pagato uno sproposito deve giustificare a se stesso che non ha preso un bidone (come invece ha preso).
Poi ci sono quelli che sono stati a Riccione, Rimini, Cervia, insomma, in Riviera per il quarantesimo anno, nello stesso hotel, stesso bagno, stesso ombrellone... che ci vogliono far credere che c'e' qualcosa di nuovo. Ma come? La Riviera vive del proprio riciclarsi sempre uguale a se stessa, e costui mi viene a dire che c'e' qualcosa di nuovo?? Infatti si tratta di un posto che esiste da sempre (io mi ci incontravo con la "compagnia" 30 anni fa) ma che evidentemente costui non aveva mai visto.
Tra l'altro in Riviera (a Riccione, per lo meno) quando hanno cambiato qualcosa (per esempio quando hanno tirato giu' il cinema Zanarini) si sono profusi in scuse per un anno, sui giornali e sul luogo stesso, e tuttora alle Poste (che ne hanno preso il posto, in parte) ancora dicono "si, c'era il cinema, qualche tempo fa..." e sono passati 20 anni!, con aria contrita.
Quelli che sono andati "altrove", invece sono tutto un sdilinquio di bellissimo, favoloso, mi sono innamorato di, ci andro' a vivere, non sarei mai tornato a casa. Che sia Marina Romea o l'Australia e' lo stesso, state certi che in quel posto li' tutto e' piu' bello, favoloso etc etc.
Una collega di mia moglie e' stata a **** in un residence, e ne ha decantato tanto le lodi che io e Carla ci siamo precipitati a vedere il sito del residence: a Cervia una pensione a due stelle vi offre una camera piu' bella.
Cambiando argomento, oggi sono andato a farmi un altro passo, il San Valentino, perche' l'estate sta finendo e il tempo "in quota" puo' guastarsi da un momento all'altro. Ieri poi avevo anche corso, anzi, cricetato, ai Giardini Margherita, e gia' avevo male alle gambe... In piu' stanotte non ho dormito benissimo... Insomma, non ero al top.
Il passo San Valentino si prende o da Avio o da Mori, sono sempre oltre 16/17 km. Io ho provato da Avio, oggi. Posteggiata l'auto sulla strada che arriva dall'A22, subito il paesaggio e' spettacolare.
Vado avanti, un po' seduto, un po' sul manubrio per una dozzina di chilometri, fino a che, finalmente, dopo la diga, la pendenza sembra stabilizzarsi intorno al 7%. Intanto il panorama si apre...
Fa anche un certo fresco (15 gradi), cosi' fatte un po' di foto ridiscendo.
lunedì 29 agosto 2011
Ca' Bura
Ed insieme a tutte queste nuove cose anche l'essere ritornato a correre dopo parecchi giorni (che era un bel po' che non accadeva) ma il mio fisico, nel frattempo, ha deciso che era tempo di un controllo serio della schiena: quindi, elettromiografia che ha evidenziato un problema abbastanza serio alla cervicale (C6-C7) seguita da risonanza magnetica di cui avro' l'esito mercoledi.
Intanto, sollecitato da Roberto, domenica mattina mi sono presentato alla Ca' Bura, ovvero ai giardini in via dell'Arcoveggio per la corsetta dominicale, 10 chilometri e mezzo parte nella magnifica serie di Sostegni che facevano di Bologna un porto molto frequentato, in passato, tanto da essere la capitale della seta in Italia (se l'avessero avuto in Toscana ora avremmo la fila di turisti).
Ma siccome siamo a Bologna, dove di far vedere le nostre bellezze turistiche ci vergogniamo un po', al punto che questa zona fino a pochi anni fa era talmente degradata da essere un grosso centro di topi e pantegane, e anche da gente molto equivoca, e il canale Navile una discarica a cielo aperto.
Ora, grazie all'interessamento di associazioni, cantanti, e privati e' stata fatta una grande opera di bonifica e restauro, e la zona e' letteralmente rinata. Tanto che correre e' diventato piacevole. Ma essendo per lunghi tratti sterrato, ed anche piuttosato "mosso" non era certo l'occasione migliore per ricominciare, ma "come si dice?": prima o poi bisognava.
Ero talmente distrutto che ho dormito 3 ore a cavallo del mezzogiorno, dopo... E anche oggi le gambe si lamentavano. Ma comunque dovevo tornare a Riccione, per questioni burocratiche, e cosi' ne ho approfittato per una sgambata in bici che (purtroppo!) non posso documentare perche' per la seconda (o terza) volta della mia vita sportiva (quasi decennale) mi sono dimenticato il Garmin.
Disperato ma non troppo (devo avere il controllo di tutti i dati!) ho comunque tenuto fede all'intenzione: scalare Gemmano. Tre chilometri da pa(v)ura, con rampe al 15% ed oltre, senza tregua e buona parte al sole. Ci sono arrivato da una strada che non avevo mai fatto, ovvero via Passano e Croce una volta salito a Coriano. Sia pure con una breve sosta ce l'ho fatta, ma e' stata piuttosto dura.
Intanto, sollecitato da Roberto, domenica mattina mi sono presentato alla Ca' Bura, ovvero ai giardini in via dell'Arcoveggio per la corsetta dominicale, 10 chilometri e mezzo parte nella magnifica serie di Sostegni che facevano di Bologna un porto molto frequentato, in passato, tanto da essere la capitale della seta in Italia (se l'avessero avuto in Toscana ora avremmo la fila di turisti).
Ma siccome siamo a Bologna, dove di far vedere le nostre bellezze turistiche ci vergogniamo un po', al punto che questa zona fino a pochi anni fa era talmente degradata da essere un grosso centro di topi e pantegane, e anche da gente molto equivoca, e il canale Navile una discarica a cielo aperto.
Ora, grazie all'interessamento di associazioni, cantanti, e privati e' stata fatta una grande opera di bonifica e restauro, e la zona e' letteralmente rinata. Tanto che correre e' diventato piacevole. Ma essendo per lunghi tratti sterrato, ed anche piuttosato "mosso" non era certo l'occasione migliore per ricominciare, ma "come si dice?": prima o poi bisognava.
Ero talmente distrutto che ho dormito 3 ore a cavallo del mezzogiorno, dopo... E anche oggi le gambe si lamentavano. Ma comunque dovevo tornare a Riccione, per questioni burocratiche, e cosi' ne ho approfittato per una sgambata in bici che (purtroppo!) non posso documentare perche' per la seconda (o terza) volta della mia vita sportiva (quasi decennale) mi sono dimenticato il Garmin.
Disperato ma non troppo (devo avere il controllo di tutti i dati!) ho comunque tenuto fede all'intenzione: scalare Gemmano. Tre chilometri da pa(v)ura, con rampe al 15% ed oltre, senza tregua e buona parte al sole. Ci sono arrivato da una strada che non avevo mai fatto, ovvero via Passano e Croce una volta salito a Coriano. Sia pure con una breve sosta ce l'ho fatta, ma e' stata piuttosto dura.
venerdì 26 agosto 2011
Giro della Grande Guerra
Il post Manghen richiede riposo, e difatti venerdì mattina sono un'ameba. Nel pomeriggio andiamo a Riccione, e sabato abbozzo una nuotata in mare. La conferma che io ed il nuoto, al momento, siamo un po' distanti, lo dimostra il fatto che dopo pochi minuti torno all'ombra del fido ombrellone.
Di correre neanche a parlarne, l'alta pressione non da tregua e i 35 gradi sono la norma. La mattina presto -che la temperatura sarebbe anche sopportabile- non riesco piu': ho una peristalsi troppo sensibile.
Rimane, dunque, la bici. Così lunedì mi sono lanciato verso un classico di qualche anno fa: la Valsellustra, una microvalle che da Toscanella di Dozza si arrampica fino a Sassoleone. Ma, pur con tutta la volonta' del mondo, a meta' della salita, assaltato dai tafani e cotto dal sole, devo rinunciare. Senza togliermi comunque lo sfizio di "scalare" Dozza, che da questo lato si fa dare del lei.
Cosi' arriviamo a ieri, giovedì, quando con il nuovo Roberto partiamo alla volta del Trentino, obbiettivo Rovereto, da cui parte un percorso splendido. 75 km, 1900m di dislivello, "cima Coppi" a 1789m, Forcella Valbona. Giornata memorabile, soprattutto per la compagnia, perche' io e Roberto siamo diversissimi, direi agli antipodi, ma forse proprio per questo ci basta un'occhiata per intenderci, pur conoscendoci da pochi anni. Quel Roberto che per qualche tempo ha avuto dei problemi di salute, ma che ora sembra voler tornare agli antichi splendori. Quel Roberto cui non saro' mai riconoscente abbastanza per avermi fatto conoscere il triathlon.
Ma torniamo al nostro giro. Arrivati a Rovereto e (con un po' di difficolta') trovato il parcheggio già sulla strada per Terragnolo, pronti via cominciamo a salire.
L'auto e' talmente calda che devo tenerla accesa per un bel po'. Cinque ore terribili, siamo sudati, accaldati distrutti, ma felicissimi. Ci consoliamo con 10 kg di mele (inimitabile il duetto alla bottega de La Trentina, uno dei colossi della raccolta mele, dove Roberto voleva essere rassicurato che le mele (gala e renette) fossero del nuovo raccolto. Uno spasso!
Una giornata cosi' non la cambierei per tutto l'oro del mondo....
venerdì 19 agosto 2011
(Ri)Manghen!
E' proprio vero. Maggiore e' la sofferenza (sportiva, intendiamoci!), maggiore e' il piacere. Ed il ricordo. Cosi', come dicevo nel precedente post, quando ho invitato Roberto (esaltato dall'idea) ad una scalata "vera" (ovvero sulle alpi) offrendogli Bondone, Corno, Baldo o Manghen, sapevo che sarei ritornato sul "mostro".
Si, il Manghen mi ha lasciato un sapore diverso, la' dove la fatica e' estrema e (soprattutto) finale, la' dove ogni metro trasuda di conquista.... Esagero? Provateci. Due volte, magari. Poi mi saprete dire.
Cosi' alla fine siamo in quattro a Borgo Valsugana. Io, Roberto, Gianni e Corrado, sceso dalla Val di Sole (dove era in vacanza) ad insegnarci cosa vuol dire scalare dei passi. L'obbiettivo e' di fare entrambi i versanti, anche perche' siamo partiti prestissimo da Bologna e alle 10 e mezzo siamo gia' in bici in salita.
Io parto subito, gli altri devono "scaldare la gamba", tanto mi riprenderanno presto... 34-28 fisso, tanto il Manghen e' poco fantasioso, 23 chilometri e mezzo dove al massimo spiana con un 3%. Pero' e' bastardo, irregolare, in certi punti ti tiene li' con un 6/7%, in altri (a tradimento) pedali al 12/13%...
A Telve mi passano "leggiadri" Gianni e Corrado, io li ammonisco che la salita e' lunga... C'e' traffico, ma -di solito- quando inizia la salita vera (al bivio per Torcegno), la strada si svuota. Ma e' il 17 agosto, e i 2000m attraggono molti, specie quando a valle ce ne sono 30 e si e' in vacanza.
Cosi' il traffico (auto e moto) e' abbastanza sostenuto. Anche ciclisti, sia in salita sia in discesa, una ventina alla fine. Dopo un leggero falso piano, dove avevo messo il 50, mi accorgo (ancora!) che la pila e' scarica e il cambio elettromeccanico e' "morto". Gia' mi vedevo seguire i prodi con l'auto e mentre rifletto sul da farsi, provo un'ultima volta... Il deragliatore ha un sussulto e porta la catena sul 34... Altri minuti e ancora dei sussulti... 21...24..28.. Ok, tanto non mi serve altro per salire... A scendere vedremo. Pero' la salita e' salva. Mi rimetto in sella e dopo qualche minuto arriva Roberto: ha scaldato la gamba, ma sta gia' smoccolando. Lui, stavolta. Ma siamo solo al settimo chilometro....
In due passa meglio (non bene: siamo comunque bagnati spolti di sudore, e gli scarpini ne sono pieni), e quando arriviamo a Calamento ne avremmo gia' abbastanza (soprattutto la mia schiena....) ma qui inizia il bello... l'undicesimo ed il dodicesimo chilometro, dopo il ponte sul fiume, sono da panico, 13/14% fisso sotto il sole. Procediamo anche a zigzag. Poi si ritorna nel bosco e la pendenza si attenua, ma di poco. E arriviamo ai meno 5. 5 km al passo, 500m di dislivello. 10% fisso. Stavolta sembra durissima, anche perche' le spalle, i lombari e le gambe sono dolenti. Tengo duro, e alla fine, la rampa finale al 15% la faccio con la sola forza della disperazione. Stavolta un bel fanculo riecheggia nella valle.
E' fatta, per me. Roberto arriva poco dopo, ma anche per lui e' stata durissima. Se non fosse l'uomo rude che conosco direi che una lacrima gli scende sulla guancia, e se anche fosse lui direbbe che e' sudore.
Il tempo di un caffe', di un ricordo allo chalet (affollato e rumoroso) che arrivano Gianni e Corrado: hanno sbagliato strada a Telve e si sono fatti 15 km in piu'. Sono stravolti anche loro, e hanno una fame da lupi. A questo punto (e' l'una) decidiamo comunque di ridiscendere verso Borgo e di fermarci al Ristorante Baessa. Io da vero talebano alimentare mi faccio linguine ai funghi, Corrado i canederli, Gianni e Roberto polenta funghi e formaggio fuso.
A Borgo io sarei gia' pronto per tornare, ma Corrado e Gianni vogliono strafare, e un bagno al lago di Caldonazzo non se lo fanno mancare. Io e Roberto evitiamo, temendo una congestione.
Ritorniamo a Bologna a sera, contenti tutti di aver domato un mostro, e di aver fatto "qualcosa di grande". Tanto piu' se fatto due volte...
Ferragosto
17, 19, 21. Sono i giorni di ozio assoluto passati, rispettivamente, prima di ritornare a correre, ad andare in bici e a nuotare. Un poì voluti, un po' po' per forza, dato che Lake Placid mi ha distrutto, fisicamente, ma soprattutto moralmente. Riprendere a correre e' stata dura, riprendere la bici un po' meno, nuotare durissima.
La corsetta, martedi (9) sera ai Giardini Margherita, un'oretta a cricetare nel perimetro, senza pensieri (ma pur sempre con il Garmin...), ha dato indicazioni che gia' sapevo: il fondo c'e', il passo solito (sui 5.45/km, senza forzare), e' quella che (se non fosse per i piedi) riprenderei piu' in fretta. Tant'e' che sabato sera ho replicato a Riccione sul lungomare, divertendomi anche.
Il nuoto (sabato) e' stato duro. A Riccione, in mare, ho bevuto subito (complice un'ondina fetente...), e mi sono trovato subito a disagio. Mezzora e sono ritornato a riva, sfiancato.
La bici e' quella che al momento mi attrae di piu'. Sara' che i passi ed i monti scalati a giugno mi hanno lasciato una soddisfazione immensa, ma e' quella che in questo momento mi sento piu' di fare. Non per allenamento, proprio per piacere. Ma soprattutto con piacere.
La "rinascita" fisica di Roberto (un grande da cui dovremmo imparare tutto salvo la sua visione politica del mondo) mi ha coinvolto subito: un bel giro verso Medelana-Luminasio giovedi (11), passando dall'Eremo di Tizzano e Mongardino. D'accordo era il lato piu' abbordabile (ma non certo facile), in piu' temevo per la mia spalla, ancora, dopo oltre 2 settimane, dolente. Ed invece (tranne l'ultimissima salita, piede a terra) alla grande, con uno spirito anche positivo (io che in bici smoccolo come un camallo genovese...)
Ci siamo lasciati con un appuntamento immancabile: una grande salita da fare il mercoledi (ieri, post ad hoc) successivo. Nel mezzo, ozio e riposo. Il timore maggiore era che la testa cedesse e in mezzo a tutto questo ozio facessi sport da tavola, mangiando ed ingrassando. Ma -al contrario- il peso non solo tiene ma cala: stamattina 78,9 kg, roba mai vista negli ultimi.... 30 anni, direi.
Beh, la spiegazione e' semplice, sto perdendo massa muscolare, con tutto questo riposo. Di certo essere piu' leggero (ma anche piu' riposato) mi ha aiutato ieri al Manghen.
Il Ferragosto ci ha portato prima (vigilia) al concerto di Jovanotti (in forma il ragazzo, ed anche la voce e' meno stonata del solito!), poi alla cena (il 15) di famiglia, a Stiore da mia cognata, il cui marito aveva preparato una grigliata eccellente, oltre alla solita allegra compagnia. Ne temevo il contraccolpo della bilancia, ma -come detto- nessuno contraccolpo, anzi....
La corsetta, martedi (9) sera ai Giardini Margherita, un'oretta a cricetare nel perimetro, senza pensieri (ma pur sempre con il Garmin...), ha dato indicazioni che gia' sapevo: il fondo c'e', il passo solito (sui 5.45/km, senza forzare), e' quella che (se non fosse per i piedi) riprenderei piu' in fretta. Tant'e' che sabato sera ho replicato a Riccione sul lungomare, divertendomi anche.
Il nuoto (sabato) e' stato duro. A Riccione, in mare, ho bevuto subito (complice un'ondina fetente...), e mi sono trovato subito a disagio. Mezzora e sono ritornato a riva, sfiancato.
La bici e' quella che al momento mi attrae di piu'. Sara' che i passi ed i monti scalati a giugno mi hanno lasciato una soddisfazione immensa, ma e' quella che in questo momento mi sento piu' di fare. Non per allenamento, proprio per piacere. Ma soprattutto con piacere.
La "rinascita" fisica di Roberto (un grande da cui dovremmo imparare tutto salvo la sua visione politica del mondo) mi ha coinvolto subito: un bel giro verso Medelana-Luminasio giovedi (11), passando dall'Eremo di Tizzano e Mongardino. D'accordo era il lato piu' abbordabile (ma non certo facile), in piu' temevo per la mia spalla, ancora, dopo oltre 2 settimane, dolente. Ed invece (tranne l'ultimissima salita, piede a terra) alla grande, con uno spirito anche positivo (io che in bici smoccolo come un camallo genovese...)
Ci siamo lasciati con un appuntamento immancabile: una grande salita da fare il mercoledi (ieri, post ad hoc) successivo. Nel mezzo, ozio e riposo. Il timore maggiore era che la testa cedesse e in mezzo a tutto questo ozio facessi sport da tavola, mangiando ed ingrassando. Ma -al contrario- il peso non solo tiene ma cala: stamattina 78,9 kg, roba mai vista negli ultimi.... 30 anni, direi.
Beh, la spiegazione e' semplice, sto perdendo massa muscolare, con tutto questo riposo. Di certo essere piu' leggero (ma anche piu' riposato) mi ha aiutato ieri al Manghen.
Il Ferragosto ci ha portato prima (vigilia) al concerto di Jovanotti (in forma il ragazzo, ed anche la voce e' meno stonata del solito!), poi alla cena (il 15) di famiglia, a Stiore da mia cognata, il cui marito aveva preparato una grigliata eccellente, oltre alla solita allegra compagnia. Ne temevo il contraccolpo della bilancia, ma -come detto- nessuno contraccolpo, anzi....
martedì 9 agosto 2011
Ci voleva...
Innanzitutto, finalmente una citta' semi vuota, anche se gli spaccamaroni sono rimasti, o forse sono io che ho una soglia di sopportazione minore. Meno auto, meno caos e lunghi momenti di silenzio. Inutile sperare che sia sempre cosi', la citta'.
Poi (mai lo faccio) vorrei sottolineare la "storica" decisione di S&P di abbassare il rating USA. Al di la' del fatto che non so bene (anzi, per nulla) di cosa significhi, di cosa ci costera', di cosa comportera', ma quello che mi fa godere e' il fatto che la spocchiosita' USA finalmente ha subito un bel bagno di umilte'. Ripetero' (all'infinito, a scanso di equivoci) che io adoro gli States, che tutte le volte che vado la' mi sento piu' a casa che a Bologna (o Riccione), che farei i salti mortali per avere la Green Card ecc. ecc., ma che quando vedo certe presunzioni mi domando quando avranno il contrappasso.
Ho avuto modo, in passato, iscrivendomi ad una mailing list (tra l'altro su loro invito), di cercare di spiegare a quei caproni che la "bolognese sauce" non esisteva, che l'aglio non e' un ingrediente fondamentale da mettere sempre e che i tortellini non di mangiano con il ragu'.
Per capirci, la "bolognese sauce" e' -secondo loro- ogni sugo con la carne ed il pomodoro (anzi, il ketchup, orrore!), l'aglio e' -sempre secondo loro- l'ingrediente che noi italiani usiamo sempre, e i tortellini sono al ragu' (bolognese sauce, ovviamente). Inutile dire che (dopo lunga discussione, sfociata nella mia espulsione dalla ML) io ero in errore che loro -gli americani- sapevano benissimo come fare una perfetta "bolognese sauce", che l'aglio era l'unico ingrediente che la cucina italiana mette sempre e che i tortellini sono solo al ragu'... E che io ero un italiano non italiano. Ho dovuto arrendermi a tanta supponenza.
Ora, voi capite bene che andare a discutere con un americano che afferma di essere il depositario della democrazia e che come tale si sente in dovere di esportarla e' una partita persa. Quindi, lasciateli pure cuocere nel loro brodetto (almeno finche' non ci bombardano -per sbaglio- o sempre per sbaglio non ci tirano giu' una funivia) e godetevi il resto. Perche' la loro cucina -non i fast food- e' ottima quanto puo' essere la nostra, la carne e' tenera, il pesce eccellente (basta dire, se vi chiedono la dressing, la salsa, no, thanks, just "dry"). Tranquilli, sono umani anche loro e pur con smorfie di disgusto vi porteranno il piatto senza salse epatoletali.
Poi (mai lo faccio) vorrei sottolineare la "storica" decisione di S&P di abbassare il rating USA. Al di la' del fatto che non so bene (anzi, per nulla) di cosa significhi, di cosa ci costera', di cosa comportera', ma quello che mi fa godere e' il fatto che la spocchiosita' USA finalmente ha subito un bel bagno di umilte'. Ripetero' (all'infinito, a scanso di equivoci) che io adoro gli States, che tutte le volte che vado la' mi sento piu' a casa che a Bologna (o Riccione), che farei i salti mortali per avere la Green Card ecc. ecc., ma che quando vedo certe presunzioni mi domando quando avranno il contrappasso.
Ho avuto modo, in passato, iscrivendomi ad una mailing list (tra l'altro su loro invito), di cercare di spiegare a quei caproni che la "bolognese sauce" non esisteva, che l'aglio non e' un ingrediente fondamentale da mettere sempre e che i tortellini non di mangiano con il ragu'.
Per capirci, la "bolognese sauce" e' -secondo loro- ogni sugo con la carne ed il pomodoro (anzi, il ketchup, orrore!), l'aglio e' -sempre secondo loro- l'ingrediente che noi italiani usiamo sempre, e i tortellini sono al ragu' (bolognese sauce, ovviamente). Inutile dire che (dopo lunga discussione, sfociata nella mia espulsione dalla ML) io ero in errore che loro -gli americani- sapevano benissimo come fare una perfetta "bolognese sauce", che l'aglio era l'unico ingrediente che la cucina italiana mette sempre e che i tortellini sono solo al ragu'... E che io ero un italiano non italiano. Ho dovuto arrendermi a tanta supponenza.
Ora, voi capite bene che andare a discutere con un americano che afferma di essere il depositario della democrazia e che come tale si sente in dovere di esportarla e' una partita persa. Quindi, lasciateli pure cuocere nel loro brodetto (almeno finche' non ci bombardano -per sbaglio- o sempre per sbaglio non ci tirano giu' una funivia) e godetevi il resto. Perche' la loro cucina -non i fast food- e' ottima quanto puo' essere la nostra, la carne e' tenera, il pesce eccellente (basta dire, se vi chiedono la dressing, la salsa, no, thanks, just "dry"). Tranquilli, sono umani anche loro e pur con smorfie di disgusto vi porteranno il piatto senza salse epatoletali.
venerdì 5 agosto 2011
Non comprendo
Parlo a nuora perche' suocera intenda.
Quando ritorno in Italia, dopo le esaltanti esperienze (triathletiche ed organizzative) estere, rimango basito. Il principio secondo cui tu sei responsabile in toto dei tuoi comportamenti e' incredibile. L'esempio tipico e' il rapporto al bike check-in del sabato in un Ironman. Innanzitutto non esiste un orario definito, per cui tu puoi, dalle 10 alle 16 (di solito) accedere alla Transition Zone senza problemi.
All'accesso, poi, non si e' costretti ad indossare il casco, il pettorale, a fare la foto, a perquisizioni corporali e dei materiali. Nulla di tutto cio': sai che e' obbligatorio usare il casco nella frazione di bici, o meglio dal momento in cui prendi la bici -o te la porgono gli steward- al momento in cui la lasci, sempre agli steward suddetti o allo strallo, quindi non c'e' bisogno che tu dimostri di avere un casco ne' tantomeno, di indossarlo. Puoi anche gironzolare per la zona cambio, e la mattina della gara puoi aggiungere o togliere cose dalle sacche run e bike appese.
Addirittura, al 70.3 di Orlando le bici non avevano un posto definito, ma dal (esempio) 700 al 749 le bici potevano essere posizionate liberamente nello strallo dedicato, per cui io che avevo il 724 ero in testata, con a fianco il 711.
Questo e' il triathlon, il vero triathlon. Non quello del "vietato", come assurdamente si vede ultimamente nei nostri campi gara. Certo, la WTC (l'organo proprietario degli Ironman, dei 70.3 e dei 5150) ha regole poche e ferree, ma sono quelle da decenni, e non certo sclerotiche come quelle che la Federazione internazionale (o la Fitri sola?) ha imposto di recente (vietato posizionare un asciugamano e un qualsiasi oggetto che identifichi la propria bici!!!, ma io come faccio a trovarla, allora??)
Certo, la questione del posizionamento della bici e' piu' delicata, ci sono certi che "la buttano alla cazzo" (mentre il ferreo regolamento impone che sia posizionata dalla parte della sella), ma da qui ad arrivare a squalifica per una bici posizionata male ce ne corre... Personalmente sono per le penalita' temporali (dopo richiamo verbale), perche' mica ci pagano a noi per fare centinaia di chilometri, levatacce e litigate con mogli/fidanzate. E poi, organizzatori plumoni, dotatevi di portabici consoni, e non di semplici sbarre dove la bici sta in equilibrio precario di suo. Oppure fate come in moltissime gare (ovviamente IM, ma perche' non farlo anche da noi?) dove volontari sveltissimi prendono al tua bici appena passata la riga dello smonto.
Infine sono 15 giorni che non nuoto, corro o vado in bici, ozio totale (ma anche un rigoroso controllo del cibo) e un dolore alla spalla da quel di' che mi ha fatto prendere la decisione di rinunciare all'IM del Galles, almeno per quest'anno, per impegni minori e meno dispendiosi, in termini fisici-mentali. Di sicuro non saro' a Serravalle il prossimo 28 agosto (ho gia' scritto abbondantemente l'anno scorso il perche') e forse (ma e' pur sempre una levataccia e poi devo vedere se la spalla smette di farmi male) potrei fare la GF dei Castelli Malatestiani.
Potrei essere al Sella Ronda Bike l'11 settembre e a Numana per l'Olimpico il 25. Chissa'? Ma ho ancora un sassolino, riguardo al 70.3 di Pescara, che riguarda un magazine, la Fitri e... Ma prima devo controllare due cosette....
Quando ritorno in Italia, dopo le esaltanti esperienze (triathletiche ed organizzative) estere, rimango basito. Il principio secondo cui tu sei responsabile in toto dei tuoi comportamenti e' incredibile. L'esempio tipico e' il rapporto al bike check-in del sabato in un Ironman. Innanzitutto non esiste un orario definito, per cui tu puoi, dalle 10 alle 16 (di solito) accedere alla Transition Zone senza problemi.
All'accesso, poi, non si e' costretti ad indossare il casco, il pettorale, a fare la foto, a perquisizioni corporali e dei materiali. Nulla di tutto cio': sai che e' obbligatorio usare il casco nella frazione di bici, o meglio dal momento in cui prendi la bici -o te la porgono gli steward- al momento in cui la lasci, sempre agli steward suddetti o allo strallo, quindi non c'e' bisogno che tu dimostri di avere un casco ne' tantomeno, di indossarlo. Puoi anche gironzolare per la zona cambio, e la mattina della gara puoi aggiungere o togliere cose dalle sacche run e bike appese.
Addirittura, al 70.3 di Orlando le bici non avevano un posto definito, ma dal (esempio) 700 al 749 le bici potevano essere posizionate liberamente nello strallo dedicato, per cui io che avevo il 724 ero in testata, con a fianco il 711.
Questo e' il triathlon, il vero triathlon. Non quello del "vietato", come assurdamente si vede ultimamente nei nostri campi gara. Certo, la WTC (l'organo proprietario degli Ironman, dei 70.3 e dei 5150) ha regole poche e ferree, ma sono quelle da decenni, e non certo sclerotiche come quelle che la Federazione internazionale (o la Fitri sola?) ha imposto di recente (vietato posizionare un asciugamano e un qualsiasi oggetto che identifichi la propria bici!!!, ma io come faccio a trovarla, allora??)
Certo, la questione del posizionamento della bici e' piu' delicata, ci sono certi che "la buttano alla cazzo" (mentre il ferreo regolamento impone che sia posizionata dalla parte della sella), ma da qui ad arrivare a squalifica per una bici posizionata male ce ne corre... Personalmente sono per le penalita' temporali (dopo richiamo verbale), perche' mica ci pagano a noi per fare centinaia di chilometri, levatacce e litigate con mogli/fidanzate. E poi, organizzatori plumoni, dotatevi di portabici consoni, e non di semplici sbarre dove la bici sta in equilibrio precario di suo. Oppure fate come in moltissime gare (ovviamente IM, ma perche' non farlo anche da noi?) dove volontari sveltissimi prendono al tua bici appena passata la riga dello smonto.
Infine sono 15 giorni che non nuoto, corro o vado in bici, ozio totale (ma anche un rigoroso controllo del cibo) e un dolore alla spalla da quel di' che mi ha fatto prendere la decisione di rinunciare all'IM del Galles, almeno per quest'anno, per impegni minori e meno dispendiosi, in termini fisici-mentali. Di sicuro non saro' a Serravalle il prossimo 28 agosto (ho gia' scritto abbondantemente l'anno scorso il perche') e forse (ma e' pur sempre una levataccia e poi devo vedere se la spalla smette di farmi male) potrei fare la GF dei Castelli Malatestiani.
Potrei essere al Sella Ronda Bike l'11 settembre e a Numana per l'Olimpico il 25. Chissa'? Ma ho ancora un sassolino, riguardo al 70.3 di Pescara, che riguarda un magazine, la Fitri e... Ma prima devo controllare due cosette....
mercoledì 3 agosto 2011
IM Lake Placid - Day 6 to finish
Lunedì 25 luglio
Come e' dolce il risveglio dopo un ironman! Sono tutto un dolore, ma l'essere arrivato alla finish line mi da la forza per godermi questo momento. Oggi, come sempre, giornata dedicata al riposo, o meglio al contatto con la citta' che per la tensione pre gara non mi sono goduto. Quindi -dopo gli ultimi acquisti all'expo e aver portato la bici da rimpacchettare- un bel giro nei dintorni (poco interessanti, in verita', di Saranak Lake) e poi di nuovo a Lake Placid per negozi. Il pranzo ci porta da Jimmy's e poi in serata alla steak house Great Adirondak Brewer Co. dove solo per il fatto di aver preso la birra (prodotta da loro, eccezionale!) ci omaggiano di due bei bicchieri da una pinta. Averlo saputo prima....
Martedì 26 Portland
Oggi tappa di trasferimento, e grazie al navigatore ci godiamo il Vermont, il New Hampshire e il Maine, dove facciamo tappa serale soggiornando a Portland, in uno splendido hotel (il Fireside Suite & Inn). Cosi' come la cena, da Dimillo, dove le aragoste sono il piatto principale (e unico, direi). Portland e' Una deliziosa cittadina old style, con ancora i ciottoli per le strade e le case in muratura. Tanto bella che anche i negozi di souvenir hanno qualcosa di speciale.
Mercoledì 27, Bradford.
Nonostante ogni tentativo, dormire a Boston, questa sera, e' impossibile, e dobbiamo ripiegare fino a Bradford, 50 km a nord. Il posto e' splendido, comunque. In giornata eravamo andati a Freeport, il porto franco a nord dove abbiamo fatto diversi acquisti, da Abercrombie e Northface, il tutto a prezzi di molto inferiori ai gia' bassi.
Cosi' come all'outlet di Foxboro, famoso per essere "The place of New England " ovvero la squadra di football americano Del Maine. In serata cena al T-Bone di Bradford (che al contrario dell'hotel, il Country Inn & Suites, favoloso!), che per la prima volta ci ricorda che negli States fanno da mangiare soprattutto male, con un salmone troppo scaldato per me ed una aragosta immersa nell'olio cotto immangiabile per Carla. Noi comunque siamo ligi e la gratuity del 15/18% -come sempre- la lasciamo (ricordo che i camerieri sono pagati dalle mance, negli USA).
Giovedì 28 Boston
Peccato poterci stare solo oggi, perche' Boston meriterebbe diversi giorni. Anche la citta' del Massachusetts e' old style, con il caratteristico Freedom Trail che illustra la storia di come gli States sono diventati indipendenti. Il percorso e' lungo, ma ce lo facciamo tutto, e merita davvero. L'hotel, il Radisson e' all'altezza.
Venerdì 29 New York
Giornata nerissima, dal punto di vista viario. Il piano era semplice, partire per tempo da Boston, arrivare a New York nel primo pomeriggio all'hotel, a Manhattan, scaricare i bagagli, portare l'auto all'aeroporto e goderci il pomeriggio e la serata gironzolando per la citta'.
Fino a 23 miglia (meno di 35 km) da New York (con sosta in un altro outlet al confine con il Rhode Island, a Wrentham, per acquistare il mio nuovo trolley e una nuova valigiona, tutto bene. Da quel momento fila a passo d'uomo. Erano le 15 e 30. Siamo arrivati all'hotel alle 19 e 30. Il tempo di fare il check in e riprenderci che partiamo per il Jfk, dove arriveremo alle 21 e 30, dopo altre 2 ore di fila. Alla fine siamo di ritorno per le 23, e riusciremo a sederci a tavola (catena Applebee, eccellente) poco prima di mezzanotte. Una giornata delirante, pesantissima. L'hotel, poi non aiuta, ha camere microscopiche e dobbiamo muoverci uno per volta, comunque siamo dietro Times Square e comodi per tutto.
Sabato 30 luglio, New York.
Giornata acquisti, e quindi Hollister, A&F e Aeropostale, poi a Central Park (dove riviviamo l'impresa di novembre ripercorrendo gli ultimi chilometri corsi nella maratona) e visitando "Strawberry Field" il luogo dove hanno fatto un mosaico "Imagine" dedicato a John Lennon. Altro i miei piedi non riescono, e torniamo in hotel a fare le valigie, che ora sono proprio piene.
Domenica 31 luglio
Alle 11 e 39 il GoLink ci porta in aeroporto, ed ora siamo in volo sulla Groenlandia, destinazione Amsterdam.
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