A Fabio, 5 aprile 2009.

venerdì 19 agosto 2011

(Ri)Manghen!




E' proprio vero. Maggiore e' la sofferenza (sportiva, intendiamoci!), maggiore e' il piacere. Ed il ricordo. Cosi', come dicevo nel precedente post, quando ho invitato Roberto (esaltato dall'idea) ad una scalata "vera" (ovvero sulle alpi) offrendogli Bondone, Corno, Baldo o Manghen, sapevo che sarei ritornato sul "mostro".

Si, il Manghen mi ha lasciato un sapore diverso, la' dove la fatica e' estrema e (soprattutto) finale, la' dove ogni metro trasuda di conquista.... Esagero? Provateci. Due volte, magari. Poi mi saprete dire.

Cosi' alla fine siamo in quattro a Borgo Valsugana. Io, Roberto, Gianni e Corrado, sceso dalla Val di Sole (dove era in vacanza) ad insegnarci cosa vuol dire scalare dei passi. L'obbiettivo e' di fare entrambi i versanti, anche perche' siamo partiti prestissimo da Bologna e alle 10 e mezzo siamo gia' in bici in salita.

Io parto subito, gli altri devono "scaldare la gamba", tanto mi riprenderanno presto... 34-28 fisso, tanto il Manghen e' poco fantasioso, 23 chilometri e mezzo dove al massimo spiana con un 3%. Pero' e' bastardo, irregolare, in certi punti ti tiene li' con un 6/7%, in altri (a tradimento) pedali al 12/13%...

A Telve mi passano "leggiadri" Gianni e Corrado, io li ammonisco che la salita e' lunga... C'e' traffico, ma -di solito- quando inizia la salita vera (al bivio per Torcegno), la strada si svuota. Ma e' il 17 agosto, e i 2000m attraggono molti, specie quando a valle ce ne sono 30 e si e' in vacanza.

Cosi' il traffico (auto e moto) e' abbastanza sostenuto. Anche ciclisti, sia in salita sia in discesa, una ventina alla fine. Dopo un leggero falso piano, dove avevo messo il 50, mi accorgo (ancora!) che la pila e' scarica e il cambio elettromeccanico e' "morto". Gia' mi vedevo seguire i prodi con l'auto e mentre rifletto sul da farsi, provo un'ultima volta... Il deragliatore ha un sussulto e porta la catena sul 34... Altri minuti e ancora dei sussulti... 21...24..28.. Ok, tanto non mi serve altro per salire... A scendere vedremo. Pero' la salita e' salva. Mi rimetto in sella e dopo qualche minuto arriva Roberto: ha scaldato la gamba, ma sta gia' smoccolando. Lui, stavolta. Ma siamo solo al settimo chilometro....


In due passa meglio (non bene: siamo comunque bagnati spolti di sudore, e gli scarpini ne sono pieni), e quando arriviamo a Calamento ne avremmo gia' abbastanza (soprattutto la mia schiena....) ma qui inizia il bello... l'undicesimo ed il dodicesimo chilometro, dopo il ponte sul fiume, sono da panico, 13/14% fisso sotto il sole. Procediamo anche a zigzag. Poi si ritorna nel bosco e la pendenza si attenua, ma di poco. E arriviamo ai meno 5. 5 km al passo, 500m di dislivello. 10% fisso. Stavolta sembra durissima, anche perche' le spalle, i lombari e le gambe sono dolenti. Tengo duro, e alla fine, la rampa finale al 15% la faccio con la sola forza della disperazione. Stavolta un bel fanculo riecheggia nella valle.

E' fatta, per me. Roberto arriva poco dopo, ma anche per lui e' stata durissima. Se non fosse l'uomo rude che conosco direi che una lacrima gli scende sulla guancia, e se anche fosse lui direbbe che e' sudore.


Il tempo di un caffe', di un ricordo allo chalet (affollato e rumoroso) che arrivano Gianni e Corrado: hanno sbagliato strada a Telve e si sono fatti 15 km in piu'. Sono stravolti anche loro, e hanno una fame da lupi. A questo punto (e' l'una) decidiamo comunque di ridiscendere verso Borgo e di fermarci al Ristorante Baessa. Io da vero talebano alimentare mi faccio linguine ai funghi, Corrado i canederli, Gianni e Roberto polenta funghi e formaggio fuso.

A Borgo io sarei gia' pronto per tornare, ma Corrado e Gianni vogliono strafare, e un bagno al lago di Caldonazzo non se lo fanno mancare. Io e Roberto evitiamo, temendo una congestione.


Ritorniamo a Bologna a sera, contenti tutti di aver domato un mostro, e di aver fatto "qualcosa di grande". Tanto piu' se fatto due volte...

Ferragosto

17, 19, 21. Sono i giorni di ozio assoluto passati, rispettivamente, prima di ritornare a correre, ad andare in bici e a nuotare. Un poì voluti, un po' po' per forza, dato che Lake Placid mi ha distrutto, fisicamente, ma soprattutto moralmente. Riprendere a correre e' stata dura, riprendere la bici un po' meno, nuotare durissima.

La corsetta, martedi (9) sera ai Giardini Margherita, un'oretta a cricetare nel perimetro, senza pensieri (ma pur sempre con il Garmin...), ha dato indicazioni che gia' sapevo: il fondo c'e', il passo solito (sui 5.45/km, senza forzare), e' quella che (se non fosse per i piedi) riprenderei piu' in fretta. Tant'e' che sabato sera ho replicato a Riccione sul lungomare, divertendomi anche.

Il nuoto (sabato) e' stato duro. A Riccione, in mare, ho bevuto subito (complice un'ondina fetente...), e mi sono trovato subito a disagio. Mezzora e sono ritornato a riva, sfiancato.

La bici e' quella che al momento mi attrae di piu'. Sara' che i passi ed i monti scalati a giugno mi hanno lasciato una soddisfazione immensa, ma e' quella che in questo momento mi sento piu' di fare. Non per allenamento, proprio per piacere. Ma soprattutto con piacere.

La "rinascita" fisica di Roberto (un grande da cui dovremmo imparare tutto salvo la sua visione politica del mondo) mi ha coinvolto subito: un bel giro verso Medelana-Luminasio giovedi (11), passando dall'Eremo di Tizzano e Mongardino. D'accordo era il lato piu' abbordabile (ma non certo facile), in piu' temevo per la mia spalla, ancora, dopo oltre 2 settimane, dolente. Ed invece (tranne l'ultimissima salita, piede a terra) alla grande, con uno spirito anche positivo (io che in bici smoccolo come un camallo genovese...)

Ci siamo lasciati con un appuntamento immancabile: una grande salita da fare il mercoledi (ieri, post ad hoc) successivo. Nel mezzo, ozio e riposo. Il timore maggiore era che la testa cedesse e in mezzo a tutto questo ozio facessi sport da tavola, mangiando ed ingrassando. Ma -al contrario- il peso non solo tiene ma cala: stamattina 78,9 kg, roba mai vista negli ultimi.... 30 anni, direi.

Beh, la spiegazione e' semplice, sto perdendo massa muscolare, con tutto questo riposo. Di certo essere piu' leggero (ma anche piu' riposato) mi ha aiutato ieri al Manghen.

Il Ferragosto ci ha portato prima (vigilia) al concerto di Jovanotti (in forma il ragazzo, ed anche la voce e' meno stonata del solito!), poi alla cena (il 15) di famiglia, a Stiore da mia cognata, il cui marito aveva preparato una grigliata eccellente, oltre alla solita allegra compagnia. Ne temevo il contraccolpo della bilancia, ma -come detto- nessuno contraccolpo, anzi....

martedì 9 agosto 2011

Ci voleva...

Innanzitutto, finalmente una citta' semi vuota, anche se gli spaccamaroni sono rimasti, o forse sono io che ho una soglia di sopportazione minore. Meno auto, meno caos e lunghi momenti di silenzio. Inutile sperare che sia sempre cosi', la citta'.

Poi (mai lo faccio) vorrei sottolineare la "storica" decisione di S&P di abbassare il rating USA. Al di la' del fatto che non so bene (anzi, per nulla) di cosa significhi, di cosa ci costera', di cosa comportera', ma quello che mi fa godere e' il fatto che la spocchiosita' USA finalmente ha subito un bel bagno di umilte'. Ripetero' (all'infinito, a scanso di equivoci) che io adoro gli States, che tutte le volte che vado la' mi sento piu' a casa che a Bologna (o Riccione), che farei i salti mortali per avere la Green Card ecc. ecc., ma che quando vedo certe presunzioni mi domando quando avranno il contrappasso.

Ho avuto modo, in passato, iscrivendomi ad una mailing list (tra l'altro su loro invito), di cercare di spiegare a quei caproni che la "bolognese sauce" non esisteva, che l'aglio non e' un ingrediente fondamentale da mettere sempre e che i tortellini non di mangiano con il ragu'.

Per capirci, la "bolognese sauce" e' -secondo loro- ogni sugo con la carne ed il pomodoro (anzi, il ketchup, orrore!), l'aglio e' -sempre secondo loro- l'ingrediente che noi italiani usiamo sempre, e i tortellini sono al ragu' (bolognese sauce, ovviamente). Inutile dire che (dopo lunga discussione, sfociata nella mia espulsione dalla ML) io ero in errore che loro -gli americani- sapevano benissimo come fare una perfetta "bolognese sauce", che l'aglio era l'unico ingrediente che la cucina italiana mette sempre e che i tortellini sono solo al ragu'... E che io ero un italiano non italiano. Ho dovuto arrendermi a tanta supponenza.

Ora, voi capite bene che andare a discutere con un americano che afferma di essere il depositario della democrazia e che come tale si sente in dovere di esportarla e' una partita persa. Quindi, lasciateli pure cuocere nel loro brodetto (almeno finche' non ci bombardano -per sbaglio- o sempre per sbaglio non ci tirano giu' una funivia) e godetevi il resto. Perche' la loro cucina -non i fast food- e' ottima quanto puo' essere la nostra, la carne e' tenera, il pesce eccellente (basta dire, se vi chiedono la dressing, la salsa, no, thanks, just "dry"). Tranquilli, sono umani anche loro e pur con smorfie di disgusto vi porteranno il piatto senza salse epatoletali.


venerdì 5 agosto 2011

Non comprendo

Parlo a nuora perche' suocera intenda.

Quando ritorno in Italia, dopo le esaltanti esperienze (triathletiche ed organizzative) estere, rimango basito. Il principio secondo cui tu sei responsabile in toto dei tuoi comportamenti e' incredibile. L'esempio tipico e' il rapporto al bike check-in del sabato in un Ironman. Innanzitutto non esiste un orario definito, per cui tu puoi, dalle 10 alle 16 (di solito) accedere alla Transition Zone senza problemi.

All'accesso, poi, non si e' costretti ad indossare il casco, il pettorale, a fare la foto, a perquisizioni corporali e dei materiali. Nulla di tutto cio': sai che e' obbligatorio usare il casco nella frazione di bici, o meglio dal momento in cui prendi la bici -o te la porgono gli steward- al momento in cui la lasci, sempre agli steward suddetti o allo strallo, quindi non c'e' bisogno che tu dimostri di avere un casco ne' tantomeno, di indossarlo. Puoi anche gironzolare per la zona cambio, e la mattina della gara puoi aggiungere o togliere cose dalle sacche run e bike appese.

Addirittura, al 70.3 di Orlando le bici non avevano un posto definito, ma dal (esempio) 700 al 749 le bici potevano essere posizionate liberamente nello strallo dedicato, per cui io che avevo il 724 ero in testata, con a fianco il 711.

Questo e' il triathlon, il vero triathlon. Non quello del "vietato", come assurdamente si vede ultimamente nei nostri campi gara. Certo, la WTC (l'organo proprietario degli Ironman, dei 70.3 e dei 5150) ha regole poche e ferree, ma sono quelle da decenni, e non certo sclerotiche come quelle che la Federazione internazionale (o la Fitri sola?) ha imposto di recente (vietato posizionare un asciugamano e un qualsiasi oggetto che identifichi la propria bici!!!, ma io come faccio a trovarla, allora??)

Certo, la questione del posizionamento della bici e' piu' delicata, ci sono certi che "la buttano alla cazzo" (mentre il ferreo regolamento impone che sia posizionata dalla parte della sella), ma da qui ad arrivare a squalifica per una bici posizionata male ce ne corre... Personalmente sono per le penalita' temporali (dopo richiamo verbale), perche' mica ci pagano a noi per fare centinaia di chilometri, levatacce e litigate con mogli/fidanzate. E poi, organizzatori plumoni, dotatevi di portabici consoni, e non di semplici sbarre dove la bici sta in equilibrio precario di suo. Oppure fate come in moltissime gare (ovviamente IM, ma perche' non farlo anche da noi?) dove volontari sveltissimi prendono al tua bici appena passata la riga dello smonto.

Infine sono 15 giorni che non nuoto, corro o vado in bici, ozio totale (ma anche un rigoroso controllo del cibo) e un dolore alla spalla da quel di' che mi ha fatto prendere la decisione di rinunciare all'IM del Galles, almeno per quest'anno, per impegni minori e meno dispendiosi, in termini fisici-mentali. Di sicuro non saro' a Serravalle il prossimo 28 agosto (ho gia' scritto abbondantemente l'anno scorso il perche') e forse (ma e' pur sempre una levataccia e poi devo vedere se la spalla smette di farmi male) potrei fare la GF dei Castelli Malatestiani.

Potrei essere al Sella Ronda Bike l'11 settembre e a Numana per l'Olimpico il 25. Chissa'? Ma ho ancora un sassolino, riguardo al 70.3 di Pescara, che riguarda un magazine, la Fitri e... Ma prima devo controllare due cosette....


mercoledì 3 agosto 2011

IM Lake Placid - Day 6 to finish

Lunedì 25 luglio

Come e' dolce il risveglio dopo un ironman! Sono tutto un dolore, ma l'essere arrivato alla finish line mi da la forza per godermi questo momento. Oggi, come sempre, giornata dedicata al riposo, o meglio al contatto con la citta' che per la tensione pre gara non mi sono goduto. Quindi -dopo gli ultimi acquisti all'expo e aver portato la bici da rimpacchettare- un bel giro nei dintorni (poco interessanti, in verita', di Saranak Lake) e poi di nuovo a Lake Placid per negozi. Il pranzo ci porta da Jimmy's e poi in serata alla steak house Great Adirondak Brewer Co. dove solo per il fatto di aver preso la birra (prodotta da loro, eccezionale!) ci omaggiano di due bei bicchieri da una pinta. Averlo saputo prima....

Martedì 26 Portland

Oggi tappa di trasferimento, e grazie al navigatore ci godiamo il Vermont, il New Hampshire e il Maine, dove facciamo tappa serale soggiornando a Portland, in uno splendido hotel (il Fireside Suite & Inn). Cosi' come la cena, da Dimillo, dove le aragoste sono il piatto principale (e unico, direi). Portland e' Una deliziosa cittadina old style, con ancora i ciottoli per le strade e le case in muratura. Tanto bella che anche i negozi di souvenir hanno qualcosa di speciale.

Mercoledì 27, Bradford.

Nonostante ogni tentativo, dormire a Boston, questa sera, e' impossibile, e dobbiamo ripiegare fino a Bradford, 50 km a nord. Il posto e' splendido, comunque. In giornata eravamo andati a Freeport, il porto franco a nord dove abbiamo fatto diversi acquisti, da Abercrombie e Northface, il tutto a prezzi di molto inferiori ai gia' bassi.

Cosi' come all'outlet di Foxboro, famoso per essere "The place of New England " ovvero la squadra di football americano Del Maine. In serata cena al T-Bone di Bradford (che al contrario dell'hotel, il Country Inn & Suites, favoloso!), che per la prima volta ci ricorda che negli States fanno da mangiare soprattutto male, con un salmone troppo scaldato per me ed una aragosta immersa nell'olio cotto immangiabile per Carla. Noi comunque siamo ligi e la gratuity del 15/18% -come sempre- la lasciamo (ricordo che i camerieri sono pagati dalle mance, negli USA).

Giovedì 28 Boston

Peccato poterci stare solo oggi, perche' Boston meriterebbe diversi giorni. Anche la citta' del Massachusetts e' old style, con il caratteristico Freedom Trail che illustra la storia di come gli States sono diventati indipendenti. Il percorso e' lungo, ma ce lo facciamo tutto, e merita davvero. L'hotel, il Radisson e' all'altezza.

Venerdì 29 New York

Giornata nerissima, dal punto di vista viario. Il piano era semplice, partire per tempo da Boston, arrivare a New York nel primo pomeriggio all'hotel, a Manhattan, scaricare i bagagli, portare l'auto all'aeroporto e goderci il pomeriggio e la serata gironzolando per la citta'.

Fino a 23 miglia (meno di 35 km) da New York (con sosta in un altro outlet al confine con il Rhode Island, a Wrentham, per acquistare il mio nuovo trolley e una nuova valigiona, tutto bene. Da quel momento fila a passo d'uomo. Erano le 15 e 30. Siamo arrivati all'hotel alle 19 e 30. Il tempo di fare il check in e riprenderci che partiamo per il Jfk, dove arriveremo alle 21 e 30, dopo altre 2 ore di fila. Alla fine siamo di ritorno per le 23, e riusciremo a sederci a tavola (catena Applebee, eccellente) poco prima di mezzanotte. Una giornata delirante, pesantissima. L'hotel, poi non aiuta, ha camere microscopiche e dobbiamo muoverci uno per volta, comunque siamo dietro Times Square e comodi per tutto.

Sabato 30 luglio, New York.

Giornata acquisti, e quindi Hollister, A&F e Aeropostale, poi a Central Park (dove riviviamo l'impresa di novembre ripercorrendo gli ultimi chilometri corsi nella maratona) e visitando "Strawberry Field" il luogo dove hanno fatto un mosaico "Imagine" dedicato a John Lennon. Altro i miei piedi non riescono, e torniamo in hotel a fare le valigie, che ora sono proprio piene.

Domenica 31 luglio

Alle 11 e 39 il GoLink ci porta in aeroporto, ed ora siamo in volo sulla Groenlandia, destinazione Amsterdam.

lunedì 25 luglio 2011

IM Lake Placid - Day 3, 4 e 5

Intanto vi informo, dato che la super efficienza USA e' andata in tilt anche con i cronometraggi (tanto che hanno dovuto anche posticipare l'uscita del quotidiano locale!) che l'ho finito. Sono "12 times IM Finisher".

Il tempo lascia molto a desiderare, ma vi raccontero' meglio piu' tardi.

1.19.06 a nuoto ( che uno dei miei migliori)
7.34.38 in bici (e vabbe' con 1800m di dislivello, senza una spalla, 30 gradi e...)
5.59.40 a piedi (e non e' male per come sono sceso dalla bici)
Insomma 15.10.49 (fantastico, perche' mi vedevo intervistato come last finisher, da come stavo dopo la bici...)

Ritorno a venerdi. La bici ha un problema, o meglio la gomma anteriore, ha una bugna, segno che la Tufo, stavolta, e' fallata. Ok, cambiamola. Ma la bici me la ridanno domattina. Un po' mogi io e Carla ci dirigiamo verso il pasta party, dove l'efficienza USA ha il primo scossone: finiscono il cibo dopo neanche un'ora. Cosi' io se voglio (anzi, dovrei, visto che a seguire ci sarebbe il briefing) posso entrare, Carla no. Un sonoro fanculo accompagna il nostro ritorno all'auto, gia' innervositi da padre e figlio canadesi che in fila ci stanno appiccicati (e dire che in piscina non entrano se c'e' gia' uno che nuota in corsia....) Ci consoliamo alla Pete Steakhouse, con una Ribeye fantastica.

Sabato mattina la bici e' pronta, le borse anche: decido, come al solito, di portare subito in zona cambio tutto, poi, semmai, di tornare ad aggiungere "cose". La zona (all'interno dell'Olimpic Oval Center) e' molto ben gestita, ma noi siamo tanti e la calca notevole. Alla fine comunque riesco pure a farmi un po' di nuoto. La X:2 della 2XU sembra molto performante. Il pomeriggio passa, e alla sera ci concediamo una Ceasar Salad al Milano, un po' freddino come locale, ma carino (come tutti). Poi alle 10 crollo dal sonno.

Domenica alle 4.45 mi sveglio senza patemi, (ho ancora il fuso Italia, percio' sono quasi le 11, per il mio fisico) e con l'espediente del ghiaccio abbiamo latte, pane e formaggio freschi e pronti per una sana colazione. Alle 5 e tre quarti sono alla bici, monto borracce, barrette e i panini (al formaggio, saranno la mia salvezza...) sulla bici e poi metto i gel nella sacca Run. Mi svesto e vado al lago, a 200 metri (anzi, yarde, poco meno, comunque) per farmi chiudere la muta.

La vera nota stonata e' il meteo... Da giorni ci sono 30 gradi ed oltre, e il meteo parlava di un brusco calo per oggi... Sto ancora aspettando i 9 gradi. La ceratina ed i manicotti sono assolutamente inutili. A causa di cio' la muta e' vietata, o meglio, se la metti non concorri agli slot. In pratica la muta non ce l'hanno i pro e un centinaio di age group. Io non faccio l'eroe (per le speranze di slot che ho io, sai te!) e mi tengo la muta. Ore 6.35, entro in acqua.

Io e i 2500 e passa che siamo ci schieriamo sostanzialmente in due modi. Chi non ha paura si schiera sotto le bandierine (la partenza e' in acqua alta) e chi preferisce una partenza soft dietro o ancora a riva. Io mi metto dieci metri dietro le bandierine. Altro bonus sono le boette legate con la corda un metro sott'acqua, come a Bardolino per intenderci, solo che qua la vorremmo seguire in 1000, e non in 50 come al Lago di Garda. Cosi' allo sparo la tonnara e' pazzesca, io prendo in meno di 100m un bel po' di botte, rischio di perdere il garmin, perdo il nasello, e per tutto il primo lato litigo con decine di altri, maschi e femmine, per mantenere il filo a portata di vista.

Mi faccio coraggio pensando che in breve prenderemo il nostro personale ritmo e cercheremo di "sopravvivere". Macche' alla boa siamo tantissimi, e mi ritengo fortunatissimo per non soffrire di panico: addirittura piu' volte mi prendono le gambe (di solito ci si fa largo spostando chi ci precede) e mi trascinano sotto, bevo anche. Restituisco colpo su colpo, smoccolando anche un bel po' (vanamente, sono l'unico italiano...)

Alla fine del primo giro (con uscita dall'acqua, qualche italiano ha fatto scuola anche qui, evidentemente...) ancora spintoni, ma alcuni di quelli che mi spingevano si moviolavano improvvisamente per salutare mogli, fidanzate o figli, e prontamente il Frankie restituiva lo spintone. Il secondo giro e' ancora una guerra, tutti a seguire il filo, anche piu' cattivi per la stanchezza. Alla fine "sopravvivo" a questi 3,8 km ed esco in 1 ora e 19 minuti, roba da urlo, pensando che e' lago e la battaglia che e' stata. Ma non e' tempo di santificarsi, vengo buttato a terra dagli addetti allo scuoiamento muta (e colpito dal lancio della muta stessa).

Le 200 yarde per arrivare in T-Zone sono lunghissime, anche perche' ci sono sempre dei moviolati che -addirittura- si fermano per un bacio o un abbraccio. Recupero le sacche ed entro nella tenda: palesemente sotto dimensionata per il momento, non c'e' spazio per muoversi e devo infilarmi fra 2 tavoli e un addetto al sunscreen per mettermi il casco, il top e le scarpe. Pero' -in teoria- questo tempo perso sarebbe guadagnato dal fatto che gli addetti alle bici te la porgono appena arrivi agli stralli, la mia -pero'- non era sveglissima e quindi c'e' voluto qualche secondo in piu'.

Il percorso di bici (bastardo mica poco) parte ai 560 m slm di Lake Placid, scende un po' (a rotta di collo) poi a gradoni arriva a 667 m, per poi picchiare su Keene in 4 miglia da urlo (dove riesco a guadagnare un bel po' toccando i 70 km/h). In poco piu' di 30 km si arriva a 200m. Poi un bel po' di chilometri piatti, fino a Jay e alla deviazione per Ausable Forks, un avant'indre' di 20 km dove l'arbitro si diverte a comminare un bel po' di penalty (anche ad uno che mi stava in draft, a me!!)

Poi via verso Wilmington. Fin qui ho una media dei 31, grazie ancora alla picchiata verso Keene e il piattone. Ora viene il brutto, sono solo 30 km, ma infiniti. Subito il Wilmington Notch, di quelle salite bastarde che sembrano piatte e ci spingi... E invece salgono (tipo Marciana all'Elba) salgono e alla fine rimani esausto. Ma siamo ancora a 400m ne mancano 160 a Lake Placid... Ecco allora le due ciliegie, la piccola e la grande, e la famiglia orsa: Mamma, Baby e Papa'. tutte rigorosamente battezzate all'attacco. Poca roba, ma sempre strappetti fastidiosi. Un po' di lungo lago e si entra nella bolgia di Lake Placid.

Un urlo continuo, ali di folla che ti spingono. Sento a stento l'urlo di Carla, mi fermo e la chiamo, stavolta moviolo io! Accidenti, 90 km in poco piu' di 3 ore e 20, con 900m di dislivello.. Mi dovrei fare l'antidoping.... Parto felice per il secondo giro, ma ben prima della picchiata per Keene cominciano i guai: il trapezio della spalla destra frigge, e a stento riesco a tenere la mano sul manubrio. La discesa e' un calvario, il resto e' un trascinarmi copn un braccio a penzoloni. Poi arrivano i piedi, provati dalla spinta e dal caldo, qui 30 gradi erano anni che non li vedevo, e ancora meno tanta umidita'. Dopo 150 km mi fermo a lato, mi viene da piangere, pure il casco (a goccia) mi ha cotto il cervello.

Massaggio i piedi, poi la spalla, mi rimetto le scarpe ma una devo toglierla subito, un formicone gigante si era intrufolato. Manca solo che si rompa la sella e divento il remake di Fantozzi. Non so come finisco questi ultimi 30 km e scendo dalla bici dopo 7 ore e 34. Ho circa 8 ore per fare la maratona, piu' facile a dirsi che a farsi con i piedi dolentissimi. Se ho pensato di mollare tutto io, credetemi, ero proprio ad un limite estremo. Comunque sia ci provo, la mia regola e' che se non finisco un Ironman ci devo tornare: e qui non voglio tornarci neanche pagato.

Esco dalla T2 e corricchio, vedo Carla e mi fermo. Le racconto il mio secondo giro di bici e mi chiede se ce la faccio. Per la prima volta rispondo "Ci provo" (ho sempre detto "Si, come no!"). Il percorso non ha un chilometro piatto. Prima una discesa a rotta di collo (strappa polpacci), poi una mezza salita, un'altra discesa e poi si prende la (maledetta) River Rd., una strada tutta curve, su e giu' che non finisce mai. E si fa in andata ed in ritorno, 2 volte. Il passo di corsa ci sarebbe, i miei piedi no, la media e' dei 7 km all'ora. Che fanno 6 ore di maratona. Se non cedono del tutto i piedi ce la faccio.

Il primo giro (da 21 km) e' infinito, cammino, cammino tanto e corro pochissimo. Pero' non mi fermo. Il secondo corricchio ma devo fermarmi a massaggiare i metatarsi. Alla fine arrivo, incredulo di essere arrivato in fondo. Medaglia, maglietta, cappellino, foto, acqua, Carla, pizza, panino, pizza, pizza, uva. Sacche, bici, hotel, foto, doccia, letto. Click!

I 3,8 km a nuoto (anche se sono indicati erroneamente 6.8)
I 180 km di bici
I 42,2 km di corsa

venerdì 22 luglio 2011

Ironman Lake Placid Day 1 e 2

New York 20/7

Ok, rieccoci in un aeroporto per un altro viaggio, stavolta la nostra meta e' Lake Placid via New York, perche' domenica saro' l'unico italiano al via dell'IM.
Stanotte il micione bianco ci ha fatto impazzire, con miagoli e giri nel letto, dopo che lo davamo per quasi morto, sabato la veterinaria con antibiotici e cortisonici ce lo ha fatto rinascere ed ora ci tocca sopportarlo...

Poi in aeroporto A Bologna non ne andava bene una: prima il passaporto non era stato salvato bene dal sistema, poi sono dovuto andare nella zona dei bagagli, la scatolona della bici (che avevo chiuso) doveva essere aperta perch' la polizia doveva fare lo sniffer per gli esplosivi...

Oramai (siamo ad Amsterdam) siamo pronti all'imbarco, con un'americana che non sta zitta un attimo e una voce che definire squillante e' poco.
Il ritiro dell'auto a New York e l'arrivo al Bestia Western e' andato bene. Ma ora dormiamo, domani ci aspetta il viaggio per Lake placid!

Lake placid 22/7

Siamo arrivati ieri nel primo pomeriggio (dopo un momento di panico in piena hwy a New york perche' il navigatore all'improvviso e' impazzito e a caso ho dovuto scegliere le strade, per fortuna ci ho preso!) in questa ridente cittadina rimasta al 1980, anno delle olimpiadi, in tutti i sensi, anche, soprattutto e purtroppo il nostro hotel. La nostra camera, pur spaziosa difetta di frigo, coffee maker, e di un letto decente: il queen size e' appena sufficiente.

Comunque ci adatteremo. Riesco a fare il check-in alla registrazione appena in tempo (chiudeva alle 16) e ad avere l'agognato BIB (2400) ed il braccialetto.
Poi porto la bici dagli amici di Planet Bike, che me la sballeranno e monteranno -spero- in modo che in gara non abbia problemi di sorta.

Per cena ci adattiamo ad un'insalata in sacchetto dell'unico supermarket con un bagel: il pranzo (Cesar Salad corposa e condita) era ancora in giro, ma ci beviamo una sana Budweiser. A seguire l'immancabile yogurt con le proteine: vaniglia perché pare una bestemmia il gusto "naturale", qui negli States.

Oggi giro del percorso bici, sudori freddi (non c'e' un metro di pianura...) e scampagnata al Whiteface mountain, 1600m con vista a 360 gradi spettacolare, ma anche molto ventoso.
Ora stiamo aspettando l'ora per andare al pasta party, ma prima ritirero' la bike e faremo la spesa, perche' anche senza frigo troveremo il sistema di fare colazione in camera, non come stamattina che per un piatto di cornice flakes e del latte scremato abbiamo speso 15 dollari!

lunedì 18 luglio 2011

Ligabue



Vebbe', ogni tanto devo pur concedere qualcosa a tutto cio' che non e' triathlon, nuoto, bici o corsa... Quindi sabato io e Carla ci siamo concessi un posto al Campovolo di Reggio Emilia (insieme a 130 mila altri) per assistere al concerto di Ligabue. Personalmente a livello musicale dipendo molto dalla scelta di Radio Deejay, quindi il mio livello (musicale) e' da cerebroleso, con qualche acuto verso Vasco Rossi (senza emozionarmi troppo pero'). Il "Liga" e' un po' troppo uguale a se stesso, ovvero trovato il "giro di note" lo ripete "all'infinito", o quasi. Basta ascoltare Marlon Brando o Fandango per confonderle bellamente.

Comunque, visto che Carla mi ha espresso il desiderio, ho convenuto che ogni tanto fa bene staccare la spina. Ora 16.30 di sabato prendiamo i biglietti (21 euro a testa per non vedere nulla, lo sappiamo in partenza), appiccico la vetrofania del parcheggio riservato (10.50 euro), imbocco la A1 verso Reggio e dopo 45' al casello di Reggio nessun problema. Sulla tangenziale cominciano i problemi, un po' di fila, ma sembra tutto ok. Per accedere al parcheggio riservato bisogna girare tutta Reggio e da sud si taglia tutta la citta' per arrivare al Campovolo che e' nei pressi della stazione.

Sembrava una follia (farci passare dentro Reggio, sia pure per la tangenziale), e difatti.... Tre ore di fila. Finalmente posteggiamo nel pratone a poche centinaia di metri dal palco. Bello! Intanto una pulce nell'orecchio mi pizzicava, ma non ci facevo caso... Alle 20 siamo dentro, a circa 700m dal palco. Defilati anche dal maxischermo (uno), ma che importa? Siamo un tutt'uno con il popolo del Liga, no?



Il tempo passa veloce, e alle 21 e 25 il concerto inizia. La gente ha tutte le eta', dai 15enni ai 60enni, tra fatti, strafatti e non, ci sono pure famiglie con figli. Purtroppo a fianco di noi c'e' n'e' uno, sfigato fatto duro, ma che gli ha preso male: molestissimo, e' in cerca di rogne, e devo dire che ne ha anche prese da uno dietro a me che non e' andato per il sottile. Poi anche noi abbiamo dovuto spostarci dopo che gli avevo gia' messo le mani al collo, Carla mi ha chiesto di lasciarlo in vita, ma era veramente molesto.


Tre ore di concerto, ma anche qualche nota stonata: un paio di "superclassici" dimenticati nelle corde (Bambolina, Ho messo via...) Certo lui e' un personaggione, il palco lo regge benissimo, ma a me scappava da ridere perche' quando parla sembra la caricatura di Nicola Savino che lo imita. A mezzanotte il concerto finisce e rapidamente (ma ahinoi non troppo) raggiungiamo l'auto e siamo gia' verso l'uscita quando.... tutto bloccato. Insomma usciremo dal parcheggio alle 3, saremo in autostrada alle 4 e a casa alle 5. Sette ore di fila (in auto) per un concerto di 3 mi sembra un po' troppo.

Ed io che in mattinata avevo pure fatto un bel giro in bici, ero distrutto... Cosi' ieri, domenica, niente da dichiarare, ma stamattina e' partita le settimana di scarico: 2 orette su per la Fondovalle Savena: controvento all'andata e a favore il ritorno. 18 km/h all'andata, 45 km/h al ritorno... per una media di 29 km/h nei 50 km che alla fine sono saltati fuori

venerdì 15 luglio 2011

Servizio.... al volo!

Sul retro del mio Pajero campeggia un adesivo (l'unico che sono riuscito ad attaccare, mancando totalmente spazio), "Triathlon is simple: Swim - Bike - Run - Eat - Sleep". L'altro giorno, fermo al semaforo, Mi affianca una moto, e un giovane con fare un po' timoroso mi ha chiesto dove si poteva fare triathlon a Bologna, se esistevano associazioni, societa'...

Potevo io non scrivergli su un foglietto www.polisportivaporasaragozza.it?


giovedì 14 luglio 2011

Caldo, fresco, torrido


Lunedi a Corvara le gambe erano piuttosto provate, ma nonostante questo abbiamo provato il sentiero che porta (dai 1700m e spiccioli dell'Armentarola) al rifugio Pralongia'. Chiaramente noi non siamo di quegli escursionisti esperti che hanno tutto l'occorrente in uno zainetto di pochi grammi... Anzi, in verita' avevamo una borraccia in una sacca porta scarpe. Polo e bermuda io, canotta e shorts Carla. (in una tipica vestita da mare).

Nonostante questo siamo arrivati ad oltre 2000m (in circa 5 km), e solo una certa arierina nella schiena (la polo era intrisa di sudore) ci ha convinto a scendere quando finiva il bosco e il panorama si apriva in un pratone verdissimo. Alla fine saranno comunque 10 chilometri, che io -invano- ho cercato di barattare con il mio coach per il lungo che avrei avuto in programma. Comunque niente da dire, l'anno prossimo si replichera', sorteggio o pettorale gold che sia.

La cena era filata via liscia, senza eccessi culinari (solo un altro dolce, tra l'altro proprio mentre mi chiamava l'alimentarista pazzo), con i soliti piatti incredibilmente buoni e con un pesce migliore che in riva al mare.

Il ritorno a Bologna (martedi) e' stato choccante, dopo il passaggio sul Pordoi con 15 gradi (foto): i 34 gradi sono stati distruttivi, e solo mercoledi ho azzardato un'oretta di corsa, (tra l'altro in orario pranzo) con molte soste e un passo lentissimo. Di bici ancora ho un po'la nausea, percio' mi tuffero' in piscina. Ma intanto le foto sono gia' online, e dunque.... passerella!

domenica 10 luglio 2011

Maratona dles Dolomites

Rileggendo il post 2010, non ero convintissimo che lasciare l'auto nella piazza di La Villa fosse la soluzione migliore, visto che l'anno scorso ero comunque dovuto tornare in bici all'Armentarola, smoccolado furiosamente per la salita che dai 1400 de La Villa si deve fare per arrivare ai 1600 dell'Armentarola.

Ma proprio per questo, unito alla consapevolezza che -come minimo- avrei fatto il percorso medio, abbiamo -ieri sera- riportato l'auto nella piazza. Sapendo di metterci un bel po' pensavo che l'attesa non sarebbe stata eterna, in compagnia, oltretutto, di Carla che con spirito di iniziativa aveva deciso di venirmi a vedere arrivare.

Venerdi sera, al ristorante ci siamo tuffati nelle cultura ladina con cena tipica, abbondante e con il buffet di carni (e dolci). Ieri ci siamo goduti un bel sentiero che ci ha portato alla Capanna Alpina, ai piedi del Valparola, nel parco Fanes-Senes-Braies, che poi e' solo un antipasto alle decine di sentieri che da li' portano "in quota". Ed anche ieri sera i dolci erano a buffet. Oltre al resto, veramente sublime.

Cosi' stamattina alle 4.30 ero a fare una frugalissima colazione, secondo i dettami di Marino, l'alimentarista pazzo. Alle 5.42 in seconda griglia (grazie al pettorale gold), anche piuttosto vicino al cancello della primissima ed ambitissima griglia,


e difatti passo sotto lo striscione dei 25 anni della Maratona a soli 2 minuti dallo start.

Il Campolongo e' uguale a come lo ricordavo, tignoso ma fattibile, a meta' circa mi saluta Bacco, uno dei pochissimi iscritti che quest'anno conosco. Scollino bene, la gamba non e' affaticata e affronto allegro la discesa che porta ad Arabba. Da qui si gira a destra e si comincia il Pordoi. Anche questo me lo ricordavo uguale, lungo ma fattibile. Poco prima di scollinare ecco l'alimentarista pazzo, che partito con l'ottomilaottocento e qualche cosa (in ultima griglia) dopo aver giurato che l'avrebbe fatta in tutto relax e' li che sale ai 20/km all'ora. Io, ovviamente vado alla meta', ed anche meno.

La discesa e' (come l'anno scorso) piuttosto fresca, ma quest'anno mi sono fatto furbo, la ceratina super teconologica che tolgo quando faccio le salite e metto in discesa: mi costa qualche minuto ma mi salvo la salute. Il Sella e' duro di suo, ma quest'anno, che ho 7 chili in meno, sembra un po' meno duro. Cosi il Gardena, quasi una passeggiata, tant'e' che nel falsopiano che precede i due chilometri finali, mi concedo un po' di appendici. Quando sono a Corvara nessun tentennamento, a sinistra per il medio (o il lungo). Il secondo Campolongo sembra pure piu' facile, e una volta in cima mi compiaccio di me stesso scatto una foto e proseguo per la discesa.

Da Arabba, stavolta si va a sinistra, e sono quasi convinto per il lungo quando i piedi (anzi, solo il sinistro) decide che e' ora di dare la scossa. Mi fermo, e massaggio. Al bivio per il Giau purtroppo devo prendere il Falzarego, perche' il sinistro duole ancora. Nei 10 km del Falzarego succede di tutto, vengo tamponato (si si avete letto bene! Tamponato da un altro ciclista!), rischio di fare un incidente per arrivare ad una fontanella e ancora devo fermarmi per il piede dolente. Ma la sofferenza dei 2 chilometri finali al 10% del Valparola sono indicibili, superati solo dai 4 km che separano il traguardo di Corvara da La Villa, controvento ed in salita.

Alla fine, dopo quasi 6 ore e 50 minuti sono al traguardo, con Carla ad attendermi: soddisfatto e riempito di regali: cappellino, medaglia e gilet, tutto con il logo estremamente kitch che quest'anno caratterizza la 25ima edizione.


Anche quest'anno ho dovuto aspettare fino alle 16.15 per tornare in auto all'hotel, pero'....

venerdì 8 luglio 2011

Armentarola

Eh gia', anche quest'anno ho deciso di partecipare alla Maratona delle Dolomiti, granfondo mitica che da Corvara porta su e giu' per famosissimi passi dei dintorni. E -noblesse oblige- l'hotel Armentarola, anche quest'anno, sara' il nostro buen retiro. Vi avevo lasciato a lunedi con il dubbio della seduta di nuoto a cui invece mi sono sottoposto, arrivanda ad un compromesso di 3400m, con 2 x 400m, 6 x 200m 6 x 100m con il PB, e gli ultimi 400m anche con le palette.

Martedi ho corso un'ora (come da programma) e mercoledi alzatomi presto ho deciso di andare a fare il passo Redebus. Sono arrivato in un amen a Pergine Valsugana, ho messo la ceratina, le barrette, le bombolette di CO2 e la micropompetta nelle tasche, preparato le borracce, indossato le scarpe.........e parto. Qualcosa non va.... Il cambio e' morto. O meglio il super-fantascientifico-megagalattico cambio elettromeccanico Dura Ace Di2 e' fisso sul 50-11. Panico... Trecento chilometri "per l'anima del cazzo". Rido per non piangere. Poi dopo convulsa telefonata al Negro, mi indica il negozio Trentina Moto cicli a cui avrei potuto rivolgermi per salvare la seduta.

Il mitico Claudio prima mi sommerge di contumelie su come tengo la bici (ed era pure lavata) poi sullo stato della batteria (ossidata) poi, finalmente, mi dice che per un'ora e' li' e la mette sotto carica. Io ne approfitto per andare al Castello di Pergine, da cui si gode un'ottima vista.


Dopo un'ora ritorno e Claudio non si limita a rimontarmi la batteria, ma notando che la centralina non fa il suo dovere (ovvero le microregolazioni): vorrebbe smontarmi tutto, ma a fatica lo convinco che posso resistere almeno oggi, e che possa fare il mio passo.

Quasi all'una riesco a imboccare la Valle dei Mocheni e dirigermi verso il passo. Decisamente e' piu' semplice, come passo, sia pure con alcuni tratti impegnativi, resi ancora piu' duri dal sole che batte implacabile, a Pelu' del Fersina, prima del paese c'e' la deviazione che porta al passo. Quando oramai sono li' li' per mollare (mi sentivo particolarmente stanco, mercoledi') ecco che scollina, e vedo il cartello "Pelu' del Fersina" bardato di rosso che fa da segnale del passo.


Mi concedo un bel succo di frutta al Bar Redebus, prima di confrontarmi con un autista dell Onoranze funebri di Trento il quale mi consiglia di scendere dalla val Cembra e a Baselga di Pine' di prendere per "Faida" e la relativa discesa per Pergine. Mai consigli migliore: 15 km senza quasi mai frenare, una discesa fantastica! Alla fine neanche 40 km, ma visto come si era messo...

Ieri ed oggi a riposo, con la Maratona non si scherza, magari domani una sgambatina di corsa, ma senza impegno.

lunedì 4 luglio 2011

Riposo? Riposo!


Per me, 25 chilometri di corsa sono ancora uno sforzo sovrumano. Avrei preferito farmi altre.... 2/3 volte il Manghen in bici, piuttosto la corsa di ieri. Ma tant'e'. Il programma prevedeva un lungo, ed io, ligio ligio, me lo sono fatto. Perche' dopo le scampagnate in bici ero rimasto un po' indietro con la parte podistica, e allora giovedi 13 km con il "fondo misto classico" (3 x 2 km al medio + 1 km forte + 1 km di recupero) e sabato un'oretta sul lungomare di Riccione (verso Portoverde) all'ora di pranzo.

Oggi, pero', nonostante l'invitante idea di scalare il Passo Redebus (e vedere la Valle dei Mocheni), non ce la faccio. O meglio, non me lo godrei. Quindi preferisco dedicarmi ad uno sport piu' "normale": la spesa. E stasera al nuoto.

Comunque 25 chilometri su e giu' per la Val di Zena, partendo da Botteghino, 12,5 km a salire (per chi la conosce si arriva fino al casolare che fa da passaggio per i sentieri delle 5 valli) e 12,5 km a scendere. Accompagnato da Carla (in bici, con le borracce e come sostegno morale), posteggiata la macchina nello slargo prima dell'incrocio per Pianoro, a mezzogiorno in punto sono partito. Il solito via vai di ciclisti, incuriositi dal pazzo che corre, mi sono fatto tutto, Trabucco, Zena e numerosi barbecue, a cui regolarmente venivo invitato.

Io ringraziavo e passavo, ma mi sarei fermato volentieri, specie all'ultimo, al ritorno poco dopo il Trabucco, quando avevo parecchia fame. I piedi si sono comportati bene per oltre 18 km, e questo e' gia' il vero miracolo, il passo e' stato molto decoroso (sotto i 5.40/km, ma con progressione negli ultimi 6 km) e la fatica minore del previsto, sul momento.

Oggi pago tutto, e mi riposo dalla bici (e dalla corsa) ma stasera, grazie all' integrazione nuoto che ho chiesto al mio coach (ma perche' non mi faccio i fatti miei, certe volte?), mi aspetterebbe una seduta di 4000m (!).

giovedì 30 giugno 2011

Monte Corno

Meno tempo del solito, e quindi l'escursione "in alta quota" e' stata piu' ravvicinata. Ero incuriosito da questo Monte Corno, provincia di Vicenza, la cui partenza da Breganze prometteva 25 km ad una media del 4,5%. Lunga e con pendenza giusta, insomma. Poi dovevo recuperare un po' di forze dopo un Manghen devastante, anche se alla fin fine e' quello che mi "richiama", come una sirena faceva con Ulisse.

Per l'occasione mi ero scaricato il file da cycling.it, in modo da seguire l'itinerario giusto: io, pero', ero partito da un parcheggio nei pressi del palazzetto e per tutto il tempo voleva farmi tornare alla piazza di Breganze, per iniziare (giustamente) dallo start. Vabbe', nonostante questo impiccio ho comunque avuto problemi, perche' se in Trentino cartelli con su scritto "Bondone" o "Manghen" si leggono fin dall'autostrada, o quasi, qui in Veneto "Monte Corno" l'ho trovato solo in piazza a Lusiana, ovvero dopo 15 chilometri e mezzo, e poi in cartone scritto a mano.

Per il resto, abbondanza di cartelli "Azienda Vinicola" (questa e' zona del Breganze DOC, che non conoscevo, ma anche del Torcolato , vino passito DOC eccellente) e ben pochi altri cartelli. Comunque da Salcedo inizia la vera e propria salita, che dopo 20 tornanti (17 cartellonati, altri 3 nei 6 km finali) porta alla baita del Monte Corno.

Pochi i tratti veramente impegnativi, (oltre il 6%) ma ben poche le occasioni per rifiatare. Anche il tratto finale non e' durissimo. Il fondo stradale e' eccellente, tranne alcuni tratti verso la cima dove -specie in discesa- bisogna fare attenzione.

Immancabile, in serata la seduta finale del coach Marco (docciato, per l'occasione), cui pero' prendo parte per non piu' di una mezzora,: sono proprio cucinato!

martedì 28 giugno 2011

Manghen!


Dopo il Bondone, "conquistato" mercoledi scorso, pero', ero a pezzi (beh, la seduta serale di nuoto non aveva aiutato come speravo...). Quindi giovedi e' saltata un'altra seduta di corsa. Venerdi ho avuto la forza di farmi 2 orette di pianura, ma il caldo gia' si sentiva. Sabato a Riccione avevo pensato di nuotare, e il mare era grosso come raramente l'avevo visto. Saltata quindi anche la seduta in acque libere. Di correre non avevo certo la frenesia (prolungata fino a domenica), e quindi saltata anche la seduta di domenica.

Per rifarmi ieri, lunedi, mi sono lanciato alla conquista dello spauracchio Manghen. Di questo passo ne avevo sentito parlare da Lucone, affrontato da lui e dal Gira (non senza difficolta') in una lontana GF Campagnolo, e da allora mi e' sempre rimasta la curiosita' di questa salita tanto dura quanto lunga. L'idea era di salire da Borgo Valsugana 23,5 km, scendere a Molina di Fiemme (16,5 km), girare la bici e completare il percorso.

Chiaramente partito con molta calma da Bologna, riesco ad essere con la Trek sulla salita poco prima di mezzogiorno. La salita si presenta bastarda fin da subito. Alterna tratti al 2/4% a tratti al 12%... Chiaramente la statistica dice 7,5% medio. Fino a Calamonte ho anche un buon passo, perche' riesco a mettere il 50 nei tratti in falsopiano, una bella vallata davanti a me, ristorantini invitanti,


foreste di pini ed un certo fresco: poi capisco tutto. Ad un certo punto sono costretto al piede a terra da mandria di mucche belle tranquille in mezzo alla strada, ed infine mi ritrovo a 5 km dal passo, 500m di dislivello da fare e davanti una montagna. Enorme, chiusa.

Non saranno mica 5 km al 10% fisso? No, dai... Si! E' tutto vero: 5 km al 10% fisso, tanti tornanti che non leniscono per niente la salita e per finire, ciliegina pesissima, gli ultimi 300m al 15%.


Comunque sono quassu'. Tempo quasi da bradipo: 2 ore e mezzo, con la media che negli ultimi 5 km e' scesa da 11 kmh a 9,7... In certi punti era piu' un esercizio di equilibrio che non una scalata!

Chiaramente non sono sceso dall'altra parte, ma sono ritornato a Borgo, ed anche per scendere ci vuole un sacco di tempo, sia pure ai 36 di media. Asfalto fantastico, strade poco battute (a parte i primissimi chilometri), una sola fontanella (ma gelida!) in 23,5 km di percorso, in ogni caso le mie due borracce e la frescura non mi hanno fatto patire la sete.

Il versante da sud e' micidiale, devastante ed essere arrivato in cima e' un'impresa, vera e propria. E -come mercoledi scorso- a ben poco e' servita la seduta di nuoto, in cui il buon Marco ha inserito molte gambe. Ma io le avevo cotte su per il Manghen....

giovedì 23 giugno 2011

Bondone! (Monte, Trento)



Ieri mattina, tanto per far storcere il naso ai puristi, secondo i quali per certe cose bisogna alzarsi alle 5, ho messo la bici sull'auto alle 9 e mi sono diretto a Trento, sovrastata ad ovest dal Monte Bondone. Scalata resa celebre da Charly Gaul che vinse una tappa da tregenda al Giro d'Italia nel millenovecento e tanto. Quindi sono partito da Aldeno , proprio dove la strada si inerpica alle 11.45. Ma tant'e' la giornata era ideale per compiere l'impresa.

Tale si tratta, perche' nella scala di salite.ch il Monte Bondone da Aldeno e' dato a 155 e spiccioli, e per confrontare con salitelle nostrane, Quinzano e' valutato 30,47. Ma con buona dose di incoscienza ho deciso comunque di provarci per la facilita' di accesso (praticamente tutta autostrada e una volta usciti a Rovereto nord sono 5 km di strada scorrevole, e perche' no, aprire un capitolo di scalate fatte da un non scalatore.

Il giro era quello della granfondo Charlie Gaul, con prima scalata a Viote, discesa a ovest verso il lago Cavedine e ritorno in quota da Terlago. Mica tanto, un centinaio di chilometri, ma con un dislivello di quasi 3000m.

Attacco dunque la salita e mi pento subito di quanto sto facendo... La strada si inerpica con pendenze vicine (ed anche oltre) al 10% senza far dubitare che sara' durissima e non breve. Dai 139m in neanche 4 km sono ad oltre 400m, e la fatica viene (solo) un po' compensata dai panorami mozzafiato.


Passo paesini di montagna "d'una volta", incrocio pochissime macchine (meno di cinque in oltre 20 km di scalata) ma qualche moto di troppo. Alla fine solo un paio di ciclisti in discesa. La scalata, dopo 6 km, finalmente assume contorni piu' umani, con pendenze intorno al 5%, poi spiana un po' a Garniga Terme, per poi -ovviamente- inerpicarsi di brutto. Con una serie di tornanti dentro al bosco mi godo un po' di frescura: ad Aldeno c'erano 30 gradi, ed ora a 1200m ce ne sono 27. Infine, lasciato il bosco, dopo altri tornati assolati (ma qui siamo intorno ai 20 gradi) la piana di Viote, che fa da "cima Coppi".


Da Viote (1593m), cui arrivo intorno alle 14.00, decido di scendere, senza togliermi la "sella", ovvero la strada che arriva a Vason (niente di che, rispetto a quanto passato).


Da qui 20 km di strada discesa, oltretutto stanno asfaltando, e la strada e' "grattata" in molti punti, taglio ulteriormente la discesa a Sardagna. A Trento (ti pareva?) mi sono perso e a fatica ho ritrovato la strada per Rovereto (ero finito in tangenziale!!). In serata, non contento mi sono sparato la seduta a nuoto con i master, 2350m, ovviamente molti di gambe....

Monte Bondone